|
il Consiglio di Stato rinvia la definizione delle cause aventi
ad oggetto il contenzioso che divide società lottizzatici e
Comune sulla proprietà delle opere di urbanizzazione del
villaggio turistico sibarita.
Neppure il 2008, dunque, sembra essere l’anno buono per
acquisire finalmente qualche certezza giuridica sulle
responsabilità del degrado in cui versa il villaggio turistico,
da quarantasei mesi posto sotto sequestro giudiziario dalla
Procura di Castrovillari per via del cattivo funzionamento di
fogne e acquedotto, la cui titolarità da sempre lottizzatori e
Municipio si rimpallano. Lo scorso maggio il Consiglio di Stato
avrebbe dovuto pronunciarsi sulla questione con verdetto
inappellabile, ma la discussione nel merito e l’emissione della
correlata sentenza sono state rinviate a data da destinarsi.
Due, in particolare, i ricorsi sottoposti al vaglio dei giudici
amministrativi: l’uno, promosso dalla “Intersibari srl”, l’altro
avanzato dalla “Sifin srl”. Unico il provvedimento oggetto di
censura: la sentenza con cui, nel 2004, la sezione catanzarese
del Tar Calabria stabilì la legittimità delle ordinanze
contigibili ed urgenti emanate da Palazzo di città per indurre i
lottizzatori a prendersi cura delle opere di urbanizzazione.
Atti sempre ritenuti infondati dalle società interessate, per le
quali «da decenni, il Comune di Cassano ha l'esclusiva gestione
e l'esclusivo possesso delle opere, percependone finanche tasse
e tributi». Al riguardo, tuttavia, il Tar statuì che la
titolarità di strade, fogne e rete idrica di Marina fosse da
ricondursi in capo ai lottizzatori, <<non essendo mai stato
stipulato un formale atto di trasferimento delle reti fognaria
ed idrica tra i lottizzanti ed il Comune, adempimento che non
può essere sostituito dalla mera consegna. Secondo quanto pure
esposto, a causa delle innumerevoli alienazioni avvenute
nell'ambito della originaria lottizzazione, il piano di
lottizzazione appare stravolto da una serie di abusi perpetrati
nel tempo, al punto che non appare più possibile il
trasferimento in proprietà in capo all'Ente delle aree in
questione nei termini dell'originaria convenzione, tanto che è
in corso il procedimento di sanatoria dell'intero comparto>>.
Avverso quella decisione, Intersibari e Sifin proposero
tempestivo ricorso al Consiglio di Stato, vincendo il primo
tempo della sfida ed ottenendo, nell’autunno del 2004, la
concessione della chiesta sospensione degli effetti
dell’impugnata sentenza. Successivamente, nel 2005, le parti
avviarono una complicata trattativa, che portò al congelamento
dell’iter giudiziario delle cause pendenti, in seguito riavviato
e fissato, per la prosecuzione, alla fine del maggio appena
trascorso.
Fine del racconto: la programmata udienza avrebbe dovuto
concludersi con il pronunciamento sulla vicenda, ma ragioni
tecniche, secondo quanto trapelato da Palazzo Spada, avrebbero
suggerito un differimento: alla presenza dei procuratori delle
parti (gli avvocati Raffaele Mirigliani per il Comune e
Beniamino Caravita per le appellanti), dopo aver preso atto
dell’intervenuto fallimento di una delle due società sibarite,
la “Intersibari srl”, il collegio giudicante (presieduto da
Raffaele Iannotta) avrebbe rinviato la trattazione di ambedue i
procedimenti, tra loro connessi per evidenti ragioni di
carattere oggettivo, al momento della riassunzione della lite da
parte della società succeduta alla scomparsa “Intersibari”.
Se ne riparlerà dunque nei prossimi mesi. E per un'altra estate
ancora, Marina di Sibari resterà orfana di quella verità da
lungo tempo attesa ed invano, fin qui, cercata.
|