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Risultato: acque trasparenti e balneabili lungo gran parte dei sette
chilometri e mezzo di costa ricadenti nei confini del Comune di
Cassano, eccezion fatta per poche centinaia di metri vietate ai
tuffi per questioni di sicurezza o per circoscritti motivi di
inquinamento.
Per raccontare quella che ha l’aria d’essere una buona notizia,
si comincia da un numero: 7.500. Tanto, in metri, misurano le
dorate spiagge sibarite. Nella loro quasi totalità, non
presentano problemi ambientali. La conferma è giunta di recente,
ribadita dalla Regione Calabria sulla scorta degli esiti delle
analisi effettuate agli inizi della primavera dai tecnici dell’Arpacal.
Ad ogni modo, un chilometro scarso di litorale sarà sottratto
alle evoluzioni dei bagnanti. Il caso sicuramente più grave è
quello che riguarda l’area circostante la foce del fiume Crati,
interdetta alla balneazione per ottocento metri, di cui
quattrocento ricadenti nel territorio di Sibari ed il resto,
invece, in quello di Corigliano. Quel che resta: 125 metri a
destra ed altrettanti a sinistra, ma per motivi di sicurezza
della navigazione, all’altezza della foce del canale Stombi,
all’ingresso del porto turistico sibarita. Ancora: altri
duecento metri, cento a destra e cento a sinistra, ai bordi del
canale Vena morta.
Le zone non balneabili sono già divenute l’oggetto di precisi
divieti di balneazione, disposti dal sindaco di Cassano,
Gianluca Gallo, per ovvi motivi di tutela dell’igiene e della
salute pubblica. E sempre da Palazzo di città giunge l’ordinanza
con cui il responsabile del settore urbanistica, l’architetto
Carlo De Giacomo, disciplina le attività balneari lungo il
litorale cassanese. Tante le prescrizioni imposte a tutela del
libero utilizzo delle spiagge, ma pure del funzionamento dei
lidi e l’esercizio del commercio ambulante. Sul rispetto del
provvedimento vigileranno Polizia Municipale, Guardia Costiera e
Carabinieri. Il testo dell’ordinanza è consultabile, nella sua
interezza, sul sito www.comune.cassanoalloionio.cs.it.
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