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Domenica 29 Giugno 2008

Viaggio nella Calabria ionica

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 01.07.08  h. 16.00

Una ruggente lambretta anni Cinquanta è il mezzo di locomozione che accompagna il viaggiatore immaginario alla scoperta delle bellezze reali della Calabria ionica. La lucente e scoppiettante motoretta corre su strade come lei vecchie di decenni. Una e sola è quella che unisce in un abbraccio i paesini dell’area cosentina. È la statale 106, che taglia a fette centri storici e nuove marine, mietendo spesso vittime e ponendo drammaticamente in evidenza la fame di infrastrutture di terre ancora servite dai tratturi (oggi asfaltati) disegnati dai Borboni e, prima di loro, dai Romani.
Si parte di buon mattino, da Cariati: attorno al porto, la parte più recente del paese cresce e s’ammucchia. Sulla collina, invece, svetta il borgo turrito, cinto da poderose mura aragonesi intervallate da otto torrioni circolari. Superate Mandatoriccio e Crosia, è d’obbligo la sosta a Rossano, sede d’una secolare arcidiocesi e città di san Nilo. Nel suo grembo sono custoditi il Codex purpureus (evangelario greco del VI secolo) e le perle della civiltà bizantina e normanna: più di tutte splendono il tempio di san Marco, l’abbazia del Patire e la Cattedrale. Non da meno, tuttavia, sono gli oltre 130 palazzi gentilizi che fanno del centro storico uno dei più belli in assoluto.
Quando si riparte, con la bussola puntata a nord ed un pezzo di liquirizia tra le labbra, s’arriva presto a Corigliano, patria del costituzionalista Costantino Mortati. L’estate vive a Schiavonea, coi suoi locali notturni, i mille lidi e le decine di gozzi che, ogni giorno, prendono il largo riportando a terra alici, tonni e quant’altro il dio Nettuno dona agli uomini di quest’angolo di globo. Allo Scalo si concentrano uffici, servizi e negozi. Al paese, come tutti qui chiamano il borgo antico, la vita scorre ai margini del castello cinquecentesco dei Sanseverino, costruito con le pietre di Copia, erede romana della Sybaris magnogreca rasa al suolo dai crotoniati nel 510 a.C..
Quel che resta della capitale della Magna Graecia è poco distante, a Sibari, tra i recinti del parco archeologico del Cavallo e le teche del museo nazionale della Sibaritide. Tutt’attorno, campi coltivati a riso, grano ed ortaggi, e molto turismo: ai laghi di Sibari, unica oasi del diportismo nel raggio di centinaia di miglia, si può attraccare in barca. A Marina, invece, si può vivere di follie e divertimento. A completare il quadro, le cure termali e le tante risorse ambientali e culturali che ai suoi visitatori offre, nell’entroterra, Cassano, anch’essa come Rossano città di santi e sede di una millenaria diocesi.
La lambretta, inarrestabile, macina chilometri. Il tempo d’un respiro, e sulla statale s’intravede già il cartello che annuncia Villapiana, affacciata sulle fiumare del Satanasso e del Saraceno con i resti del castello medievale ed il palazzo feudale. L’ora di pranzo è passata, ma a Trebisacce si trova ancora una trattoria aperta. A tavola compaiono pietanze rigorosamente a base di pesce, frutto del lavoro della locale flottiglia. Quasi come a far da contorno, la visita al Bastione, alla zona archeologica marina ed agli scavi archeologici di contrada Broglio.
Quando si riparte, la mappa segnala la tappa ad Amendolara. Sul taccuino, perché degni di nota, finiscono pure il museo archeologico, palazzo Grisolia ed il castello, risalente alla fine del XIII secolo. Gira e rigira, s’è fatto tardi per davvero. È l’ora dei vespri: la lambretta bianca ed il suo pilota sfilano sul lungomare di Roseto Capo Spulico, ai piedi del maniero, esso pure medievale, costruito a strapiombo sul mare. Bello, come le acque in cui si specchia e come gli oggetti raccolti nel museo della civiltà contadina, che raccontano di storie e mondi che hanno fatto, ed in parte ancora fanno, la vita delle genti del luogo.
Nell’aria calda e polverosa, il canto d’amore delle cicale si mescola al sibilo delle due ruote in movimento. Lasciata alle spalle Montegiordano, si giunge al confine della Calabria citra. Il traguardo è a Rocca Imperiale, con le sue chiese medievali, il castello svevo, il santuario delle Cesine. Oltre le colline, il sole va a dormire, rischiarando i monti del Pollino. In lontananza, s’accendono le luci che illuminano fioche i paesi della Lucania. Sotto il cielo stellato di Calabria, cullati dal suono delle onde, finisce il viaggio, continua la poesia.
 

Gianpaolo Iacobini

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