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Una ruggente lambretta anni Cinquanta è il mezzo di locomozione
che accompagna il viaggiatore immaginario alla scoperta delle
bellezze reali della Calabria ionica. La lucente e scoppiettante
motoretta corre su strade come lei vecchie di decenni. Una e
sola è quella che unisce in un abbraccio i paesini dell’area
cosentina. È la statale 106, che taglia a fette centri storici e
nuove marine, mietendo spesso vittime e ponendo drammaticamente
in evidenza la fame di infrastrutture di terre ancora servite
dai tratturi (oggi asfaltati) disegnati dai Borboni e, prima di
loro, dai Romani.
Si parte di buon mattino, da Cariati: attorno al porto, la parte
più recente del paese cresce e s’ammucchia. Sulla collina,
invece, svetta il borgo turrito, cinto da poderose mura
aragonesi intervallate da otto torrioni circolari. Superate
Mandatoriccio e Crosia, è d’obbligo la sosta a Rossano, sede
d’una secolare arcidiocesi e città di san Nilo. Nel suo grembo
sono custoditi il Codex purpureus (evangelario greco del VI
secolo) e le perle della civiltà bizantina e normanna: più di
tutte splendono il tempio di san Marco, l’abbazia del Patire e
la Cattedrale. Non da meno, tuttavia, sono gli oltre 130 palazzi
gentilizi che fanno del centro storico uno dei più belli in
assoluto.
Quando si riparte, con la bussola puntata a nord ed un pezzo di
liquirizia tra le labbra, s’arriva presto a Corigliano, patria
del costituzionalista Costantino Mortati. L’estate vive a
Schiavonea, coi suoi locali notturni, i mille lidi e le decine
di gozzi che, ogni giorno, prendono il largo riportando a terra
alici, tonni e quant’altro il dio Nettuno dona agli uomini di
quest’angolo di globo. Allo Scalo si concentrano uffici, servizi
e negozi. Al paese, come tutti qui chiamano il borgo antico, la
vita scorre ai margini del castello cinquecentesco dei
Sanseverino, costruito con le pietre di Copia, erede romana
della Sybaris magnogreca rasa al suolo dai crotoniati nel 510
a.C..
Quel che resta della capitale della Magna Graecia è poco
distante, a Sibari, tra i recinti del parco archeologico del
Cavallo e le teche del museo nazionale della Sibaritide. Tutt’attorno,
campi coltivati a riso, grano ed ortaggi, e molto turismo: ai
laghi di Sibari, unica oasi del diportismo nel raggio di
centinaia di miglia, si può attraccare in barca. A Marina,
invece, si può vivere di follie e divertimento. A completare il
quadro, le cure termali e le tante risorse ambientali e
culturali che ai suoi visitatori offre, nell’entroterra,
Cassano, anch’essa come Rossano città di santi e sede di una
millenaria diocesi.
La lambretta, inarrestabile, macina chilometri. Il tempo d’un
respiro, e sulla statale s’intravede già il cartello che
annuncia Villapiana, affacciata sulle fiumare del Satanasso e
del Saraceno con i resti del castello medievale ed il palazzo
feudale. L’ora di pranzo è passata, ma a Trebisacce si trova
ancora una trattoria aperta. A tavola compaiono pietanze
rigorosamente a base di pesce, frutto del lavoro della locale
flottiglia. Quasi come a far da contorno, la visita al Bastione,
alla zona archeologica marina ed agli scavi archeologici di
contrada Broglio.
Quando si riparte, la mappa segnala la tappa ad Amendolara. Sul
taccuino, perché degni di nota, finiscono pure il museo
archeologico, palazzo Grisolia ed il castello, risalente alla
fine del XIII secolo. Gira e rigira, s’è fatto tardi per
davvero. È l’ora dei vespri: la lambretta bianca ed il suo
pilota sfilano sul lungomare di Roseto Capo Spulico, ai piedi
del maniero, esso pure medievale, costruito a strapiombo sul
mare. Bello, come le acque in cui si specchia e come gli oggetti
raccolti nel museo della civiltà contadina, che raccontano di
storie e mondi che hanno fatto, ed in parte ancora fanno, la
vita delle genti del luogo.
Nell’aria calda e polverosa, il canto d’amore delle cicale si
mescola al sibilo delle due ruote in movimento. Lasciata alle
spalle Montegiordano, si giunge al confine della Calabria citra.
Il traguardo è a Rocca Imperiale, con le sue chiese medievali,
il castello svevo, il santuario delle Cesine. Oltre le colline,
il sole va a dormire, rischiarando i monti del Pollino. In
lontananza, s’accendono le luci che illuminano fioche i paesi
della Lucania. Sotto il cielo stellato di Calabria, cullati dal
suono delle onde, finisce il viaggio, continua la poesia.
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