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Sibari - Ferriti di zinco, la bonifica tarda a partire I rifiuti tossici
permangono ancora nella Sibaritide. I cittadini invocano la rimozione,
temendo per la loro salute Sono passati 13 anni dalla scoperta nei terreni
di Cassano, Francavilla e Cerchiara |
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A distanza di 13 anni dalla scoperta di ferriti di zinco nei
terreni di Cassano, Francavilla, Cerchiara e di tutta la
Sibaritide, per uno scempio ambientale di una gravità assoluta,
i rifiuti tossici restano ancora nella zona con grave danno
all’ecosistema del territorio ed alla salute dei residenti.
Questa è la storia di un disastro ambientale annunciato: era il
1995, la Guardia di Finanza scoprì sotterrati in alcuni terreni
agricoli di contrada Prainette e Tre Ponti di Cassano allo
Ionio, bidoni pieni di liquidi tossici provenienti dall’azienda
Pertusola Sud di Crotone. Un traffico di scorie tossiche che,
secondo gli inquirenti, produceva diverse centinaia di milioni
delle vecchie lire e che vedeva coinvolti funzionari e politici
della Regione Calabria, ditte e proprietari terrieri
compiacenti. Trentacinquemila tonnellate di rifiuti tossici
(ferriti di zinco) provenienti dall’azienda crotonese ignara e
ufficialmente diretti verso stabilimenti autorizzati ad un loro
trattamento, ma che non giunsero mai a destinazione perché
sotterrati nel sottosuolo di Cassano allo Ionio e della
Sibaritide. Da pochi mesi il processo castrovillarese che ha
tentato di far luce sulla vicenda si è concluso con un nulla di
fatto. Nessun colpevole, molti degli imputati si sono salvati
per intervenuta prescrizione del reato. Nelle scorse settimane
poi la Regione aveva trasferito ai comuni il compito di
rimuovere le ferriti dai territori inquinati, ma un’altra estate
sopraggiunge e le sostanze tossiche restano lì. Difatti i
cittadini residenti lanciano l’allarme, troppi i casi di
insorgenza di malattie tumorali, la produzione agricola in
queste zone è oramai ridotta ai minimi termini. I residenti
temono, infatti, in attesa di uno studio ufficiale che chiarisca
l’effettivo impatto, anche se uno studio di alcuni periti
nominati dal Tribunale ha già accertato una preoccupante
contaminazione delle colture immediatamente vicine ai siti, che
ciò sia proprio dovuto alla presenza di queste migliaia di
tonnellate di rifiuti tossici e chiedono l’immediato intervento
delle Istituzioni per una rapida bonifica dei siti inquinati. I
cittadini manifestano tutto il loro disappunto per una vicenda
in cui a pagare, a distanza di anni, sembrano essere proprio
loro. «L’equilibrio ecologico è stato definitivamente
compromesso da tutti questi rifiuti tossici disseminati sotto i
nostri piedi – ci dice uno dei tanti residenti – le acque dei
fiumi della zona sono ormai contaminate, se qualcuno si reca nei
pressi di questi corsi d’acqua può osservare la moria dei pesci
che da alcuni anni è in atto. Spaventosa è l’insorgenza di
tumori e malformazioni genetiche registratisi nel frattempo. Io
ho perso due parenti per tumore. Come possiamo accettare tutto
questo? Le Istituzioni dovrebbero riconoscere il danno
permanente che abbiamo subito e provvedere di conseguenza con
un’effettiva azione capillare concreta di bonifica». «Anche se
qualcuno fa finta di non capire – aggiunge un altro residente -
e sottovaluta il problema, credo che sia la vita di tutti noi in
pericolo, soprattutto quella dei bambini destinati ad accumulare
nel tempo queste sostanze altamente nocive. I terreni ove sono
le ferriti di zinco si trovano iniziano a sfaldarsi ed il
rischio contaminazione è altissimo. A questo punto in molti
iniziano a porsi un preoccupate interrogativo: le ferriti
verranno mai rimosse dai terreni?».
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