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Sabato 21 Giugno 2008

Sibari - Ferriti di zinco, la bonifica tarda a partire I rifiuti tossici permangono ancora nella Sibaritide. I cittadini invocano la rimozione, temendo per la loro salute Sono passati 13 anni dalla scoperta nei terreni di Cassano, Francavilla e Cerchiara

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 23.06.08  h. 16.00


A distanza di 13 anni dalla scoperta di ferriti di zinco nei terreni di Cassano, Francavilla, Cerchiara e di tutta la Sibaritide, per uno scempio ambientale di una gravità assoluta, i rifiuti tossici restano ancora nella zona con grave danno all’ecosistema del territorio ed alla salute dei residenti. Questa è la storia di un disastro ambientale annunciato: era il 1995, la Guardia di Finanza scoprì sotterrati in alcuni terreni agricoli di contrada Prainette e Tre Ponti di Cassano allo Ionio, bidoni pieni di liquidi tossici provenienti dall’azienda Pertusola Sud di Crotone. Un traffico di scorie tossiche che, secondo gli inquirenti, produceva diverse centinaia di milioni delle vecchie lire e che vedeva coinvolti funzionari e politici della Regione Calabria, ditte e proprietari terrieri compiacenti. Trentacinquemila tonnellate di rifiuti tossici (ferriti di zinco) provenienti dall’azienda crotonese ignara e ufficialmente diretti verso stabilimenti autorizzati ad un loro trattamento, ma che non giunsero mai a destinazione perché sotterrati nel sottosuolo di Cassano allo Ionio e della Sibaritide. Da pochi mesi il processo castrovillarese che ha tentato di far luce sulla vicenda si è concluso con un nulla di fatto. Nessun colpevole, molti degli imputati si sono salvati per intervenuta prescrizione del reato. Nelle scorse settimane poi la Regione aveva trasferito ai comuni il compito di rimuovere le ferriti dai territori inquinati, ma un’altra estate sopraggiunge e le sostanze tossiche restano lì. Difatti i cittadini residenti lanciano l’allarme, troppi i casi di insorgenza di malattie tumorali, la produzione agricola in queste zone è oramai ridotta ai minimi termini. I residenti temono, infatti, in attesa di uno studio ufficiale che chiarisca l’effettivo impatto, anche se uno studio di alcuni periti nominati dal Tribunale ha già accertato una preoccupante contaminazione delle colture immediatamente vicine ai siti, che ciò sia proprio dovuto alla presenza di queste migliaia di tonnellate di rifiuti tossici e chiedono l’immediato intervento delle Istituzioni per una rapida bonifica dei siti inquinati. I cittadini manifestano tutto il loro disappunto per una vicenda in cui a pagare, a distanza di anni, sembrano essere proprio loro. «L’equilibrio ecologico è stato definitivamente compromesso da tutti questi rifiuti tossici disseminati sotto i nostri piedi – ci dice uno dei tanti residenti – le acque dei fiumi della zona sono ormai contaminate, se qualcuno si reca nei pressi di questi corsi d’acqua può osservare la moria dei pesci che da alcuni anni è in atto. Spaventosa è l’insorgenza di tumori e malformazioni genetiche registratisi nel frattempo. Io ho perso due parenti per tumore. Come possiamo accettare tutto questo? Le Istituzioni dovrebbero riconoscere il danno permanente che abbiamo subito e provvedere di conseguenza con un’effettiva azione capillare concreta di bonifica». «Anche se qualcuno fa finta di non capire – aggiunge un altro residente - e sottovaluta il problema, credo che sia la vita di tutti noi in pericolo, soprattutto quella dei bambini destinati ad accumulare nel tempo queste sostanze altamente nocive. I terreni ove sono le ferriti di zinco si trovano iniziano a sfaldarsi ed il rischio contaminazione è altissimo. A questo punto in molti iniziano a porsi un preoccupate interrogativo: le ferriti verranno mai rimosse dai terreni?».


 

 

Pasquale Golia

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