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Tredici auto per tredici rapine. E’ su questo filone che i
carabinieri si stanno muovendo riguardo ai colpi messi a segno
negli ultimi due mesi ai danni di tabaccai, distributori di
benzina e una farmacia. Il 16 giugno scorso una banda composta
da sei persone era stata arrestata dai militari dell’Arma di
Cassano e Castrovillari che hanno avviato un’attenta attività di
intelligence sugli episodi mettendosi alle calcagna dei sospetti
responsabili. Per il momento sono ritenuti responsabili solo
della rapina da ventimila euro ai danni di un tabaccaio ma non è
improbabile che si possano trovare gli elementi per incastrarli
come autori delle altre dodici rapine commesse nell’area della
sibaritide e dell’alto jonio cosentino. La modalità è sempre la
stessa: qualche giorno prima del colpo veniva rubata
un’automobile che poi i carabinieri ritrovavano subito dopo il
colpo. E’ stato così per tutti gli episodi, fino al tredicesimo
che doveva essere più grosso, se davvero le croci incise con una
chiave sul volante della Fiat Uno servita per una rapina indica
il numero di colpi messi a segno. Peravere la certezza
dell’imputabilità di tutte le dodici rapine alla stessa banda
sono scesi in campo gli esperti della scientifica dell’Arma che
si sono messi al lavoro per estrarre impronte e tracce utili a
incastrare qualcuno dei componenti del gruppo caduto nella rete
dell’operazione Point Break. Un’impronta, un capello lasciato
sui sedili o addirittura sul passamontagna trovato dai
carabinieri sulle auto potrebbe essere utile e fondamentale.
Sarà necessario attendere ancora qualche altra settimana per
ottenere i primi risultati, ma dagli inquirenti trapela un cauto
ottimismo. Intanto Mario Russo, Gianpiero Lanciano, Pietro
Garofalo, Vincenzo Pascale, Pasquale Caruso e Domenico Marinuzzi
(che si era reso irreperibile per poi costituirsi nei giorni
seguenti) si sono avvalsi della facoltà di non rispondere negli
interrogatori di garanzia. In attesa, forse, delle ulteriori
novità che potrebbero riguardarli.
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