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C’è una storia del Sud che è stata raccontata tante volte,
eppure non appare, resta invisibile come rimossa dalla coscienza
nazionale. E’ la storia del caporalato nelle campagne, una
storia di soprusi ma anche di denunce. Una forma di lavoro
arcaico, come la legge dei servi della gleba, forse l’ultima
schiavitù raccontata da Carlo Levi nel suo Cristo si è fermato
ad Eboli. La denuncia stavolta arriva dalla segreteria Flai Cigl
comprensoriale del Pollino e della Sibaritide e del Tirreno.
“«Sembra essersi diffusa una particolare “specie animale” fra le
maggiori aziende agricole della piana di Sibari e Cammarata
–scrive il Sindacato – ovvero quella del dirigente vessatore, o
meglio caporale Fra le coltivazioni e in mezzo ai frutteti,
mentre il capo coltivatore e il dirigente normale organizza il
lavoro mantenendo un clima di rispetto cercando di coniugare le
esigenze produttive con le dure condizioni di lavoro, sotto il
sole e alle intemperie, dei braccianti agricoli, il vessatore
preferisce ingegnarsi, spesso riuscendoci, ad escogitare metodi
per complicare la vita ai lavoratori, e di conseguenza alle
aziende, creando inutili tensioni e contrasti, che certo non
favoriscono ne stimolano la produttività. Di certo, il vessatore
– continua la Flai Cgil - con i suoi comportamenti, stimola
invece la conflittualità, alla ricerca piuttosto, anziché della
tranquilla collaborazione fra lavoratori, lavoratori e aziende,
aziende e sindacati, dell’affermazione di se stessi a spese
della dignità dei lavoratori. Non è casuale che dai lavoratori,
più o meno consapevolmente, il essatore” viene denominato
“caporale”, non tenente, capitano o maresciallo, ma “caporale”,
cioè poca cosa o qualcosa di peggio? Sarà il caso che fra gli
imprenditori, pur avveduti, delle più importanti aziende
agricole della piana, maturi in fretta la consapevolezza che il
vessatore, in definitiva, non è utile al conseguimento dei loro
piani produttivi, visto che capo coltivatori e dirigenti
normali, come risulta evidente, riescono a determinare migliori
risultati con minore conflittualità, in fin dei conti con minori
costi. In ogni caso, tengano ben presente le aziende che questa
organizzazione sindacale è determinata a tutelare e preservare
diritti e dignità dei lavoratori con tutti i mezzi a
disposizione –conclude il sindacato. Le recenti normative sulla
flessibilità pare che abbiano dato al fenomeno un nome, oggi si
scrive "staff leasing", e si legge "caporalato". In effetti il
caporale, come nel librofilm di Levi, appalta manodopera, la
sceglie nelle piazze, con la discrezionalità che si scarica
sulle donne e che è già violenza psicologica nel momento della
scelta poi“ ….ti sfruttano, ti molestano, ti violentano in
silenzio. Una pratica che si consuma anche nelle campagne di
Sibari e Cammarata, soprattutto ai danni di extracomunitari. Un
fenomeno che già da tempo si conosce, ma si fa finta di non
vedere Ne viene fuori un pezzo di storia del mondo del lavoro
agricolo sibarita, dove, a fatica, si individua un ruolo dello
Stato e dove la lotta per la legalità deve fare i conti contro
un vero e proprio sistema antistatale, che crea una economia
sommersa ed alternativa che frena lo sviluppo».
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