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La Piana di Sibari, un vasto territorio che si estende dalla
base del massiccio del Pollino sino alle cque del mare Jonio,
area in cui si trovano secolari alberi di ulivo combinati con
verdeggianti agrumeti. La Piana di Sibari, in un passato recente
fonte di notevole guadagno per gli agricoltori locali oggi, a
detta degli stessi, non rappresenta più quell’oasi felice
dell’agricoltura calabrese, per decenni decantata dagli
osservatori esterni. Anche nella Sibaritide, infatti,
l’agricoltura rischia seriamente di subire un tracollo con il
prosieguo del caldo torrido di questi ultimi periodi. Infatti
nelle campagne è già emergenza idrica e gli agricoltori sono
pronti a lanciare il grido d’allarme. Con la forte ondata di
caldo le principali coltivazioni agricole della zona come
granturco, pomodori, pesche, arance e verdura rischiano di
morire, con un crollo delle produzioni, in assenza di una
adeguata disponibilità di acqua. E' quanto affermano gli stessi
produttori agricoli della sibaritide. A rischio secondo gli
stessi ci sarebbe una che vale un terzo dell'agroalimentare
regionale che rappresenta il primo settore dell'economia della
zona con riflessi determinanti in termini di valore ed
occupazione. Qui, piccoli paesini come Doria vivevano di
agricoltura. A causa della mancanza di acqua nelle campagne, ma
non solo, la produzione negli ultimi cinque anni nella zona è
calata per lo meno del 60%. Fatali le ultime bizze del tempo,
che ha messo in ginocchio la produzione agricola in quest’ultimo
periodo. Cosicché gli agricoltori lanciano nuovamente l’allarme.
A causare la crisi nel settore nella sibaritide non solo i
capricci del clima, ma anche a causa del crollo dei prezzi di
vendita dal produttore ai mercati. Una contraddizione enorme se
poi si considera il fatto che lo stesso acquistato a pochi
centesimi dall’agricoltore, viene poi rivenduto ai consumatori a
peso d’oro. Non a caso Il piccolo coltivatore diretto che da
queste parti possiede un piccolo appezzamento di terreno adibito
a piantagione di qualsivoglia frutto, non avendo la possibilità
di collocare il suo prodotto direttamente sui mercati delle
grandi città del nord Italia, cade vittima dei grandi
commercianti, i quali pagano il prodotto (Pesche ed altri frutti
di stagione) al contadino a prezzi irrisori: 10 centesimi al kg,
al massimo 25 centesimi se sono di qualità pregiata. «Al
contadino non rimane guadagno – spiega uno dei tanti agricoltori
del posto - anzi quasi sempre non recupera neanche le spese dei
lavori, del concime e dell'acqua che egli paga di tasca propria.
Dunque, il profitto se lo spolpano il commerciante e tutti gli
intermediari che ci sono fin quando il prodotto arriva al
consumatore ». Stessa storia anche per gli altri prodotti
agricoli del territorio. Ora gli agricoltori sibariti chiedono
sostegno da parte delle istituzioni: “ Non riusciamo ad andare
avanti denunciano, se non bastasse le stesse ditte che
acquistano a prezzi irrisori i nostri prodotti poi difficilmente
pagano puntualmente. Dunque la Piana di Sibari, un tempo terra
di abbondanti raccolti, oggi vive una profonda crisi, le
campagne viaggiano verso la desertificazione ed i contadini
oramai preferiscono abbandonarle.
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