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Giovedì 26 giugno 2008

Gli agricoltori sono in allarme per la grave carenza idrica e chiedono l’intervento delle istituzioni - Piana di Sibari, cresce l’allarme siccità

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 28.06.08  h. 00.15

La Piana di Sibari, un vasto territorio che si estende dalla base del massiccio del Pollino sino alle cque del mare Jonio, area in cui si trovano secolari alberi di ulivo combinati con verdeggianti agrumeti. La Piana di Sibari, in un passato recente fonte di notevole guadagno per gli agricoltori locali oggi, a detta degli stessi, non rappresenta più quell’oasi felice dell’agricoltura calabrese, per decenni decantata dagli osservatori esterni. Anche nella Sibaritide, infatti, l’agricoltura rischia seriamente di subire un tracollo con il prosieguo del caldo torrido di questi ultimi periodi. Infatti nelle campagne è già emergenza idrica e gli agricoltori sono pronti a lanciare il grido d’allarme. Con la forte ondata di caldo le principali coltivazioni agricole della zona come granturco, pomodori, pesche, arance e verdura rischiano di morire, con un crollo delle produzioni, in assenza di una adeguata disponibilità di acqua. E' quanto affermano gli stessi produttori agricoli della sibaritide. A rischio secondo gli stessi ci sarebbe una che vale un terzo dell'agroalimentare regionale che rappresenta il primo settore dell'economia della zona con riflessi determinanti in termini di valore ed occupazione. Qui, piccoli paesini come Doria vivevano di agricoltura. A causa della mancanza di acqua nelle campagne, ma non solo, la produzione negli ultimi cinque anni nella zona è calata per lo meno del 60%. Fatali le ultime bizze del tempo, che ha messo in ginocchio la produzione agricola in quest’ultimo periodo. Cosicché gli agricoltori lanciano nuovamente l’allarme. A causare la crisi nel settore nella sibaritide non solo i capricci del clima, ma anche a causa del crollo dei prezzi di vendita dal produttore ai mercati. Una contraddizione enorme se poi si considera il fatto che lo stesso acquistato a pochi centesimi dall’agricoltore, viene poi rivenduto ai consumatori a peso d’oro. Non a caso Il piccolo coltivatore diretto che da queste parti possiede un piccolo appezzamento di terreno adibito a piantagione di qualsivoglia frutto, non avendo la possibilità di collocare il suo prodotto direttamente sui mercati delle grandi città del nord Italia, cade vittima dei grandi commercianti, i quali pagano il prodotto (Pesche ed altri frutti di stagione) al contadino a prezzi irrisori: 10 centesimi al kg, al massimo 25 centesimi se sono di qualità pregiata. «Al contadino non rimane guadagno – spiega uno dei tanti agricoltori del posto - anzi quasi sempre non recupera neanche le spese dei lavori, del concime e dell'acqua che egli paga di tasca propria. Dunque, il profitto se lo spolpano il commerciante e tutti gli intermediari che ci sono fin quando il prodotto arriva al consumatore ». Stessa storia anche per gli altri prodotti agricoli del territorio. Ora gli agricoltori sibariti chiedono sostegno da parte delle istituzioni: “ Non riusciamo ad andare avanti denunciano, se non bastasse le stesse ditte che acquistano a prezzi irrisori i nostri prodotti poi difficilmente pagano puntualmente. Dunque la Piana di Sibari, un tempo terra di abbondanti raccolti, oggi vive una profonda crisi, le campagne viaggiano verso la desertificazione ed i contadini oramai preferiscono abbandonarle.
 

Pasquale Golia

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