|
Potrebbe
sfociare in gesti clamorosi la ribellione dei talassemici
cassanesi. Nei giorni scorsi, le motivazioni della loro
ribellione, peraltro comuni a quelle di centinaia di calabresi
affetti dalla stessa patologia, era stata sollevata da Antonio
Giannicola, vicepresidente dell’associazione provinciale
talassemici. «La Regione Calabria», spiegava Giannicola, «non
può permettersi il lusso di usare due pesi e due misure
nell’ambito dell’assistenza sanitaria, come invece avviene da
quando l’ente ha smesso di erogare i rimborsi per spese di
viaggio ai talassemici della provincia di Cosenza». Una censura
poi fatta propria dal sindaco di Cassano, Gianluca Gallo, che in
una lettera indirizzata ai vertici dell’azienda sanitaria
provinciale di Cosenza e dell’assessorato regionale alla salute
aveva criticato le scelte della Regione, sollecitando il
ripristino delle provvidenze un tempo previste. Analoga presa di
posizione era stata formalizzata anche dal consigliere
provinciale e coordinatore del movimento “Diritti Civili”,
Franco Corbelli, che aveva sposato la causa dei talassamici
calabresi.
La corale mobilitazione, tuttavia, pare non aver sortito gli
effetti sperati: le sollecitazioni d’un ripensamento indirizzate
alla Regione, da più parti provenienti, sembrano essere cadute
nel vuoto. Al punto che è scattata la seconda fase della
pacifica rivolta. Alcuni talassemici cassanesi e le loro
famiglie si sono infatti riunite nei saloni del centro sociale
di corso Cavour, stabilendo nuove iniziative di lotta e
precisando: «Non ci stiamo preparando a fare una guerra,ci
stiamo solo difendendo. E’ la Regione che ci ha dichiarato
guerra». Già pronti i cartelli da indossare nel corso di un
probabile presidio davanti ai cancelli della giunta regionale,
si pensa anche ad azioni più incisive ed eclatanti e, per molti
versi, pericolose. Quale ulteriore forma di protesta, infatti,
non viene escluso il ricorso allo sciopero della trasfusione.
Una decisione che, se adottata e portata fino alle estreme
conseguenze, sarebbe causa di gravi ripercussioni sulla salute
dei protagonisti dell’insolito sciopero: l’anemia mediterranea è
una malattia contraddistinta da un’elevata diminuzione di
globuli rossi nel sangue che, oltre a cagionare un notevole
pallore della pelle, costringe il paziente a periodiche
trasfusioni di sangue per tutto il corso della sua esistenza.
Trasfusioni che (pur comportando un eccessivo apporto di ferro
da eliminare poi con appositi farmaci), sono comunque
indispensabili per garantire la sopravvivenza. Adesso, a quelle
trasfusioni, qualcuno vorrebbe rinunciare a difesa d’un diritto
negato.
Gianpaolo Iacobini
|