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Sabato 31 Maggio 2008

Cassano – Resa dei conti nel Pd. Contestato l’operato del capogruppo Adduci. Il neopresidente del consiglio, Rosella Garofalo, invita all’unità e dice no alle strumentalizzazioni.

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 05.06.08  h. 6.00

Spazio in cronaca alle vicende casalinghe del Partito democratico, coi suoi quattro consiglieri comunali principale gruppo d’opposizione al monocolore Udc targato Gallo. Ad innescare la polemica che sembra spaccare il partito a metà come una mela, l’elezione a presidente dell’assemblea consiliare della democratica Rosella Garofalo. Giunta sullo scranno più alto dell’assise col voto dello scudocrociato, di parte del Pd e d’un consigliere del gruppo misto, ma pure tra le feroci critiche dello Sdi, l’indifferenza dei Verdi e l’assenza di due suoi colleghi di gruppo, Franca Peruzzi e Pino Clausi. Entrambi in campo, il giorno dopo, per denunciare, testualmente, «il colpo di mano con cui il capogruppo Luigi Adduci ha tracciato il suo personale esercizio di potere con la maggioranza. Alla luce della scelta di sostegno a Gallo, matura la convinzione di un accordo politico-elettorale tra Udc e una parte residuale del Pd, che sicuramente non ha giganteggiato nelle primarie costitutive del partito e che vuole vendersi un patrimonio politico-elettorale che non gli appartiene». A rincarare la dose, una precisazione al veleno: «Ci dichiariamo estranei, allo stesso modo di tutte le altre forze di opposizione, a queste manovre di trasversalismo e ritiriamo la nostra fiducia al capogruppo Adduci».
Quasi una dichiarazione di guerra, alla quale sembra tuttavia rispondere indirettamente, con tono fermo ma propenso al dialogo, proprio la neopresidente del consiglio, Rosella Garofalo. «L’unità è un bene troppo prezioso per essere disperso», esordisce. «Mi pare ci siano delle incomprensioni – aggiunge - ma se alcuni atteggiamenti non sono ispirati dall’intento di facili strumentalizzazioni, allora si potrà giungere ad un chiarimento». Quindi, a seguire, la propria opinione sui fatti oggetto di polemica. «La figura del presidente – afferma la dama rossa del consiglio – non può essere considerata di parte. Essa è da intendersi, nella sua configurazione originaria alla quale mi richiamo, quale momento di tutela e garanzia non di un singolo schieramento, ma di un’intera assemblea». Dal generale al particolare: «Ad ogni modo, mi preme precisare che non v’è stato alcun inciucio tra il Pd e l’Udc. Per formazione politica, rifiuto le prassi consociative o, peggio ancora, trasformistiche. Semplicemente, c’è stato un processo dialettico che ha visto la maggioranza offrire a tutte le opposizioni, in una sede istituzionale quale la conferenza dei capigruppo, la possibilità di concorrere ad eleggere un presidente espressione proprio delle minoranze. Il successivo passaggio in consiglio, secondo le regole e con la democrazia del voto, ha sancito questa scelta». Esclusa l’esistenza di accordi sottobanco, la Garofalo sottolinea «il corretto e lineare modo d’agire del capogruppo Adduci, al quale confermo stima e fiducia», ed evidenzia: «Svolgerò il mio compito a servizio della collettività, rapportandomi anche, ovviamente, col mio partito. Credo nel confronto e nelle regole, ma diffido della sudditanza».
Punti di vista diversi. Presto si capirà se possano diventare un semplice incidente di percorso o, piuttosto, una frattura insanabile tra le anime del nascituro Pd cassanese.

 

Gianpaolo Iacobini

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