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“Egregio Signor Sindaco”, con queste usuali parole esordisce la
lettera di Pasquale Cersosimo, giornalista di Cassano che negli
ultimi giorni è stato vittima di un atto intimidatorio. «Le
scrivo per metterla al corrente di un episodio fastidioso e
spiacevole accaduto la scorsa notte: al mio ritorno da una cena
ho trovato la mia macchina con le ruote squartate. Nulla di
straordinario, dal momento che i danneggiamenti alle macchine
oramai sono diventati uno dei passatempi preferiti di bulli e
squilibrati. Nulla di straordinario, se non fosse per il fatto
che la mia attività di operatore sociale mi porta a frequentare
quotidianamente i quartieri a rischio ed aree disagiate del
paese.Non a caso, da qualche mese mi sono reso promotore di un
esperimento finalizzato essenzialmente all’inclusione sociale di
determinate fasce di popolazione che, non certo da me, vengono
definite gente di basso ceto sociale. Principalmente persone che
vivono nel centro storico con le quali nei mesi scorso costruii
un comitato denominato “Amici del Centro Storico”. Il sogno,
coltivato da una vita, di creare uno spazio sociale dove si
potesse respirare area di uguaglianza e di libertà non poteva
ignorare l’inserimento di certi soggetti nell’idea di
autogestione di un luogo pubblico. Nonostante l’impegno profuso,
negli ultimi tempi l’attività proposta è andata scemando a causa
del perdurare di una sottocultura che proprio il progetto
proposto mirava ad abbattere. Le scrivo, per metterla al
corrente della mia decisione di interrompere il cammino
intrapreso con il “Comitato Amici del Centro Storico”
consegnandole, a prova del mio malcontento, le chiavi dei locali
dell’ex municipio, messi a disposizione dalla Sua
Amministrazione per portare avanti il progetto del centro di
aggregazione sociale. Credo di non meritare tutto ciò, per
questo io lascio. Ma non mi arrendo, non getto la spugna,
continuo a lavorare così come ho fatto sempre, ma questa volta
coinvolgerò i professionisti del settore, perché certe logiche
non mi fanno paura».
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