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E’ successo di nuovo. Ancora una volta le pallottole hanno
provato a risolvere una lite, due vite sono state compromesse,
una città intera è stata violentata e non lo sa nemmeno.
Del resto è successo un fatto normale, visto che mentre un
ragazzo veniva sparato dal fratello, in città è continuata la
smania degli acquisti di Pasqua e lo spaccio di fac-simile per
le prossime elezioni.
Come a dire: «non sono fatti nostri, non sono i nostri figli».
Ma nel giorno in cui tutto il mondo cattolico, in particolar
modo quello cassanese, si appresta a celebrare i riti della
Passione di Cristo, la riflessione ed il pentimento dovrebbero
essere spontanei, soprattutto da parte di chi, si tinge di belle
parole per salire sui palchi e sugli altari.
La storia di oggi non è solo la storia di due fratelli, è la
storia della gente del sud, di quella gente che per forza di
cose ha dovuto imparare a vivere abbandonata e sola, senza punti
di riferimento ne modelli di vita.
E’ la storia di gente che ha imparato a difendersi da sola ma
che, molto speso con uno sguardo ha implorato un aiuto che solo
oggi, mi pento di non essere riuscito ad offrire.
Per questo in piena coscienza oggi mi assumo le colpe di quello
che è successo, così come mi assumo le colpe di quanto accaduto
quest’estate a Piazza Paglialunga e di tutti i misfatti in cui
negli ultimi anni si sono ritrovati decine di giovani cassanesi.
Tempo addietro presi un impegno ben preciso, lo presi davanti un
bambino che è rimasto nel mio cuore, il quale, mentre si fumava
una sigaretta mi regalò una vecchia moneta: giurai che da quel
momento in poi la mia vita sarebbe stata al fianco della gente
che ha bisogno anche di una sola parola per poter andare avanti.
In parole povere iniziai a dare un senso alla mia azione
politica.
Per questo oggi mi assumo le colpe di quello che è successo,
perché non sono riuscito ad intervenire prima nella vita di
questi ragazzi, ma soprattutto perché ancora una volta ho
fallito nel tentativo di inculcare una nuova cultura, quella del
rispetto e della pacifica convivenza.
La colpa è mia, è tutta mia, e solo oggi trovo il coraggio di
confessarlo.
E’ un mestiere difficile quello del politico del resto,
dopotutto essere normali in questo mondo oggi è una cosa
improponibile. Per forza di cose, rimarrai il deviato che
frequenta cattive compagnie.
Scusate, nella mia vita ho sbagliato tutto. Vorrà dire che la
prossima volta farò l’impiegato.
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