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Sabato 1 Marzo 2008

Cassano - Il sindaco di Cassano Gianluca Gallo accusa Regione e Asp di non adottare alcuna misura per migliorare la sanità locale: <<Siamo pronti a protestare>>. Il poliambulatorio è vittima di false promesse.

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 02.03.08  h. 22.30

“La Città di Cassano in ordine alla carente e precaria situazione sanitaria in cui versa il presidio di via Ponte Nuovo, non può più attendere. In mancanza di una immediata inversione di tendenza, si prospettano azioni di protesta eclatanti”. Ferma e decisa è la posizione del sindaco della Città delle Terme, Gianluca Gallo, il quale in una nota municipale evidenzia la difficile condizione della sanità cassanese.
“Rispetto alle reiterate promosse – chiosa il primo cittadino- espresse in più occasioni pubbliche e private da parte delle competenti istituzioni, Regione e ASP, nulla è mutato, né nella programmazione e neanche nelle scelte di politica sanitaria che non sono state adottate per migliorare il settore a Cassano e nel territorio. Il Comune di Cassano rappresenta il 40% dell’intero bacino d’utenza di tutto il distretto di Trebisacce, nonché la terza città dell’ex azienda sanitaria di Rossano, in termine di popolazione. Come istituzione locale, non possiamo più ignorare le proteste quotidiane e continue dei cittadini, costretti a subire, un deficit ormai cronico di strutture sanitarie poco adeguate e moderne. Strutture in grado di soddisfare la richiesta di prestazioni riguardanti sia la cura che la prevenzione e quindi, la tutela della salute pubblica”.
L’unica struttura sanitaria presente nel Comune di Cassano- denuncia la nota di Palazzo di Città - viene mortificata ogni giorno e relegata a semplice appendice o colonia sanitaria. Tanti sono i disagi per i pazienti di questo comune. Il Poliambulatorio di Cassano, in più occasioni, anziché essere completato con servizi adeguati, è stato oggetto solamente di periodiche ristrutturazioni edilizie, più o meno importanti, che hanno prodotto solo uno esborso notevole di risorse economiche.
Cassano doveva essere sede di Riabilitazione, poi smembrata per favorire altre realtà dell’azienda sanitaria; doveva essere Polo di Eccellenza per pazienti portatori di malattie terminali e Centro importante per la Terapia del Dolore, così come previsto dal Piano Sanitario Nazionale 98/2000 e dai successivi provvedimenti legislativi, soprattutto la Legge 39/99, che ha stabilito che la programmazione dei servizi sanitari e socio sanitari avesse una particolare attenzione allo sviluppo della rete di Cure Palliative, prevenendo uno stanziamento di fondi per realizzare, in ciascuna Regione o Provincia, uno o più Centri Residenziali per le cure palliative – Hospice (quello di Cassano unico in tutta la Regione Calabria). “Per quanto riguarda i servizi ambulatoriali, secondo gli amministratori cassanesi, si adombra addirittura la chiusura di alcuni servizi e lo smantellamento di altri, al posto del potenziamento e dell’ampliamento. Mentre, per il servizio di radiologia, ormai al collasso, di cui si paventa la chiusura in quanto l’unica unità tecnica presente trovasi attualmente in maternità, e nonostante le sollecitazioni dirette sia al responsabile del distretto dott. Rocco Soldato, che al direttore del dipartimento dott. Scarcella, continua a non funzionare perché non si riesce a trovare un tecnico sostituto (uno e non dieci), con gravi ripercussioni sulla popolazione ed in particolare verso quelle fasce di soggetti più deboli, costretti a subire ulteriori gravi disagi. Inoltre, da mesi al Poliambulatorio di via Ponte Nuovo, manca e non viene ancora nominato, il medico chirurgo necessario per le visite specialistiche. La specialistica ambulatoriale, sia per i tempi d’attesa che per la strumentazione a disposizione, soprattutto per alcune branche lascia molto a desiderare. Anche l’Hospice, che doveva essere il fiore all’occhiello della sanità calabrese, ancora oggi opera in regime di precarietà. Manca una pianta organica completa ed è carente di alcune attrezzature necessarie per procedere al completamento di alcune indagini di diagnostica, tra cui, l’Ecografo ed altre strumentazioni, prelevati dalla struttura ospedaliera e a tutt’oggi non restituite, con grave danno non solo per i pazienti ma, soprattutto, per gli operatori del servizio, sul piano organizzativo e professionale”.
Chiara la posizione dell’amministrazione comunale che “non intende consentire ulteriori scippi ai danni del comune” e che nel frattempo “ha rivolto l’invito al neo Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, già sollecitato in un recente incontro, a tenere in debita considerazione quelle che sono le reali esigenze della popolazione di uno dei territori più importanti della Calabria. Se le risposte tarderanno ad arrivare non si escludono forme di proteste eclatanti”.
 

Maria Elvira Talarico

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