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Lo scorso mese due ditte escluse proponevano ricorso contro
l’impresa aggiudicataria. Il Tribunale Amministrativo
catanzarese da ragione alle ditte escluse rilevando irregolarità
nella documentazione prodotta dall’impresa vincitrice.
Tutto da rifare per l’affidamento dei lavori di Valorizzazione
del patrimonio paleontologico Grotte di Sant’Angelo, Torre di
Milone – Pietra del Castello. Il Tar Calabria, infatti, dopo
l’ordinanza di sospensione emanata qualche settimana addietro,
negli scorsi giorni ha emanato sentenza con la quale si reputano
illegittime le procedure di aggiudicazione dei lavori stessi. La
vertenza legale ha preso impulso dopo che due imprese lo scorso
gennaio hanno presentato ricorso per presunte illegittimità
nella procedura di aggiudicazione dei lavori stessi. Come si
ricorderà nei primi giorni del dicembre scorso il progetto
esecutivo per la “Valorizzazione del patrimonio paleontologico
Grotte di Sant'Angelo, Torre di Milone, Pietra del Castello”,
dopo l'espletamento delle procedure d'appalto, era stato
assegnato alla ditta “Alfredo Perciaccante Sas & C ” di Cassano.
Lavori che prevedono una spesa pari a 2 milioni e 500 mila euro,
finanziati nell'ambito del POR- Calabria - Beni Culturali
2000-2006. Il progetto in concreto prevede, il restauro e la
riqualificazione dei caratteri ambientali delle aree di pregio
mediante la realizzazione di strutture e infrastrutture a basso
impatto sull'ambiente, il ripristino e il recupero di strutture
esistenti e la realizzazione di una nuova struttura che consenta
la localizzazione di servizi connessi alla gestione e fruizione
del patrimonio (spazi informativi, didattici, espositivi, sala
conferenze, servizi igienici, laboratori e uffici). L'undici
gennaio scorso l'Impresa Guzzo Leonardo presentava un ricorso
avverso all'aggiudicazione della gara di appalto e di tutti gli
atti consumati e collegati ivi compreso l'eventuale contratto
d'appalto. All’impresa Guzzo si aggiungeva anche un’altra ditta
esclusa “Salerno”. Sta di fatto che la seconda sezione del Tar
Calabria presieduta da Guido Romano (Anna Maria Verlengia
Relatore Refendario e Concetta Anastasi Consigliere) in
particolare, ha rigettato una delle due istanze cautelari
(riconducibile al ricorso della ditta “Salerno”, con cui si
chiederebbe l’annullamento dell’intera gara), accogliendo per
contro quella avanzata dalla società “Guzzo” (rappresentata
dall’avvocato Manuela Macario), che nel suo atto introduttivo
eccepiva l’illegittimità della graduatoria. Infatti il Tar
Calabria, entrando nel merito della questione, accoglie le
ragione della ricorrente poiché avrebbe accertato, in attesa
della sentenza per esteso che dovrebbe essere emessa a breve,
irregolarità caratterizzanti la documentazione prodotta
dall’impresa aggiudicataria. Riscontrando l’esistenza delle
ragioni di diritto postulate dalla ricorrente ed il potenziale
pregiudizio da questa lamentato, il Tar ha definitivamente
annullato gli esiti della gara d’appalto. Dunque sonora
bocciatura da parte del Tribunale amministrativo catanzarese e
dura batosta per Palazzo di città, reo di non aver correttamente
valutato i requisiti addotti dalle ditte in gara. In giudizio
solo l’impresa “Perciaccante” si è costituita con propri scritti
difensivi, contumace il Comune di Cassano allo Ionio che non ha
inteso comparire. Il progetto finanziato dalla Regione e
dall’Assessorato ai Beni Culturali torna dunque in soffitta.
Intanto in città il turismo tarda a decollare, quando si parla
di sviluppo e di valorizzazione dei beni culturali, infatti, è
sempre pronta la sorpresa negativa. Cassano e la Sibaritide
oramai ostaggio dei “giochi di profitto” di taluni.
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