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L’intervenuta prescrizione per 8 dei 12 imputati ha impedito ai
giudici l’accertamento dell’avvenuta commissione del reato.
Battaglia legale chiusa, ma aperta la ferita dei danni che le
sostanze creano tra i residenti.
A distanza di 13 anni dalla scoperta di ferriti di zinco nei
terreni di Cassano allo Ionio, Francavilla Marittima e Cerchiara
di Calabria, per uno scempio ambientale di una gravità assoluta,
il processo di competenza del Tribunale di Castrovillari che ha
tentando di far luce sull’illecito stoccaggio ha avuto nella
trda serata di ieri un epilogo a sorpresa. Infatti i giudici
castrovillaresi in composizione collegiale collegiale (Annamaria
Grimaldi quale Presidente, Carmen Maria Ciarcia e Francesco
Bruno) hanno assolto i dodici imputati nel processo. 4 ( Monti,
Francese, Ordine e Caporale) per non aver commesso il fatto; i
restanti otto per intervenuta prescrizione del reato contestato
(Orsomarso, Bergagliotti, Cicero, Guerrire,Brusco, Notari,
Caincio). La conclusione a sorpresa dopo che nell’udienza dello
scorso 21 febbraio i tre super periti nominati dal Tribunale
hanno fatto verità sulle conseguenze dannose di queste sostanze
sotterrate nei terreni di gran parte della sibaritide, rivelando
che in prossimità dei siti inquinati le colture presentano
fortissime contaminazioni di piombo, nichel ed altre sostanze
tipiche delle ferriti, estremamente dannose per la salute
pubblica. La triste vicenda inizia come è noto nel 1995,
allorquando la Guardia di Finanza scoprì sotterrati in alcuni
terreni agricoli di C. da “Pantano Rotondo” , “ Volta del
Forno”, “Tre Ponti” e “Chidichimo” di Cassano allo Ionio, e di
Contrada “Capraro” a Cerchiara, bidoni pieni di liquidi tossici
provenienti dall’azienda “Pertusola Sud” di Crotone. Un traffico
di scorie tossiche che, secondo gli inquirenti, produceva
diverse centinaia di milioni delle vecchie lire e che vedeva
coinvolti funzionari e politici della Regione Calabria, ditte e
proprietari terrieri compiacenti. 35mila tonnellate, si badi
bene, di rifiuti tossici (ferriti di zinco) provenienti
dall’azienda crotonese, ufficialmente diretti verso stabilimenti
autorizzati ad un loro trattamento, ma che non giunsero mai a
destinazione perché sotterrati nel sottosuolo di Cassano allo
Ionio e della Sibaritide. 19 ora le persone imputate, due i
processi in corso. Uno, denominato “Bergagliotti +11”,
riguardante il reato di disastro ambientale, era nelle mani dei
giudici di Castrovillari, l’altro, per corruzione in quelle dei
giudici di Catanzaro. Passa in archivio con un nulla di fatto
per intervenuta prescrizione una vicenda processuale alquanto
ingarbugliata. Il processo ha a lungo ha vissuto una fase di
stallo a causa delle numerose pronunce sulla stessa da parte
della Cassazione e poi tentativi di spostamento di competenza
territoriale. Risultato tredici anni di istruttorie,
dibattimenti poi rivelatisi inutili a causa dei termini di
prescrizione. Delusione tra le parti civili. Se da un lato si
chiude la prima battaglia, quella legale, contro il disastro
delle ferriti di zinco, o presunto tale, nella sibarite,
dall’altro resta aperto il problema dei continui danni
all’ambiente ed alla salute dei residenti, che, ora a distanza
di alcuni anni, inizia a farsi evidente
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