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Giovedì 20 Marzo 2008

Cassano, Processo Ferriti di zinco, tutti assolti gli imputati.

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 30.03.08  h. 22.00

L’intervenuta prescrizione per 8 dei 12 imputati ha impedito ai giudici l’accertamento dell’avvenuta commissione del reato. Battaglia legale chiusa, ma aperta la ferita dei danni che le sostanze creano tra i residenti.

A distanza di 13 anni dalla scoperta di ferriti di zinco nei terreni di Cassano allo Ionio, Francavilla Marittima e Cerchiara di Calabria, per uno scempio ambientale di una gravità assoluta, il processo di competenza del Tribunale di Castrovillari che ha tentando di far luce sull’illecito stoccaggio ha avuto nella trda serata di ieri un epilogo a sorpresa. Infatti i giudici castrovillaresi in composizione collegiale collegiale (Annamaria Grimaldi quale Presidente, Carmen Maria Ciarcia e Francesco Bruno) hanno assolto i dodici imputati nel processo. 4 ( Monti, Francese, Ordine e Caporale) per non aver commesso il fatto; i restanti otto per intervenuta prescrizione del reato contestato (Orsomarso, Bergagliotti, Cicero, Guerrire,Brusco, Notari, Caincio). La conclusione a sorpresa dopo che nell’udienza dello scorso 21 febbraio i tre super periti nominati dal Tribunale hanno fatto verità sulle conseguenze dannose di queste sostanze sotterrate nei terreni di gran parte della sibaritide, rivelando che in prossimità dei siti inquinati le colture presentano fortissime contaminazioni di piombo, nichel ed altre sostanze tipiche delle ferriti, estremamente dannose per la salute pubblica. La triste vicenda inizia come è noto nel 1995, allorquando la Guardia di Finanza scoprì sotterrati in alcuni terreni agricoli di C. da “Pantano Rotondo” , “ Volta del Forno”, “Tre Ponti” e “Chidichimo” di Cassano allo Ionio, e di Contrada “Capraro” a Cerchiara, bidoni pieni di liquidi tossici provenienti dall’azienda “Pertusola Sud” di Crotone. Un traffico di scorie tossiche che, secondo gli inquirenti, produceva diverse centinaia di milioni delle vecchie lire e che vedeva coinvolti funzionari e politici della Regione Calabria, ditte e proprietari terrieri compiacenti. 35mila tonnellate, si badi bene, di rifiuti tossici (ferriti di zinco) provenienti dall’azienda crotonese, ufficialmente diretti verso stabilimenti autorizzati ad un loro trattamento, ma che non giunsero mai a destinazione perché sotterrati nel sottosuolo di Cassano allo Ionio e della Sibaritide. 19 ora le persone imputate, due i processi in corso. Uno, denominato “Bergagliotti +11”, riguardante il reato di disastro ambientale, era nelle mani dei giudici di Castrovillari, l’altro, per corruzione in quelle dei giudici di Catanzaro. Passa in archivio con un nulla di fatto per intervenuta prescrizione una vicenda processuale alquanto ingarbugliata. Il processo ha a lungo ha vissuto una fase di stallo a causa delle numerose pronunce sulla stessa da parte della Cassazione e poi tentativi di spostamento di competenza territoriale. Risultato tredici anni di istruttorie, dibattimenti poi rivelatisi inutili a causa dei termini di prescrizione. Delusione tra le parti civili. Se da un lato si chiude la prima battaglia, quella legale, contro il disastro delle ferriti di zinco, o presunto tale, nella sibarite, dall’altro resta aperto il problema dei continui danni all’ambiente ed alla salute dei residenti, che, ora a distanza di alcuni anni, inizia a farsi evidente

 

Pasquale Golia

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