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Arriva la seconda lettera pastorale del Vescovo.
Giovedì in Cattedrale
la presentazione.
Giovedì 13 novembre p.v., nel
corso di una solenne
celebrazione eucaristica che
ha avuto inizio alle 18,
monsignor Vincenzo Bertolone,
Vescovo della Diocesi di
Cassano, ha presentato in
Cattedrale la lettera
pastorale "Alla ricerca di
Colui che ti cerca".
Il Vescovo si è rivolto al suo popolo, per la seconda volta
dall’insediamento in Diocesi, risalente al maggio 2007, con un
documento strutturato in tre parti (un’introduzione, una conclusione
ed un’appendice), il cui stile è quello di un canto melodiosamente
elevato al Figlio di Dio. Da qui anche il significativo titolo
recato dalla stessa epistola, ispirata ad una tra le più belle
pagine giovannee (Gv 4: la Samaritana) per stabilire un paragone tra
la condizione esistenziale di quel tempo e quella odierna, in un’era
che moderna non è più e che economicamente non è né socialista né
liberista, ma soltanto globalizzata (nella finanza e negli scambi
commerciali, non di certo nella solidarietà verso i deboli),
frantumata e “liquida”.
In un contesto siffatto (nel caso specifico, avvelenato dalle
infiltrazioni mafiose), gli esseri umani, e quindi anche il popolo
della Diocesi, sono presi da un ritmo forsennato, quasi una «bufera
infernal» di dantesca memoria che, davvero, «mai non resta». Nel suo
infinito amore, Cristo, in una pagina, quasi condensa tutto l’eterno
in una formula. Una sorta di manifesto ideale, che Giovanni ci
presenta verso la fine del suo racconto, dove Gesù dice di essere
«la via, la verità, la vita» (Gv 14, 6).
Monsignor Bertolone, magistralmente, colloca il primo tópos della
sua missiva (Cristo-verità) nell’ambito, sempre giovanneo,
dell’incontro di Gesù con la Samaritana al pozzo di Giacobbe (Gv 4,
5-42): qui il Messia interpella la peccatrice, la induce a
riflettere sul senso della propria esistenza ed alla fine, come
Colui che può dissetare ben altre seti che quella di un’afosa
giornata nel pieno della canicola, la disseta con quell’acqua che
zampilla per la vita eterna. Ne vien fuori uno dei leitmotiv della
lettera pastorale: la speranza e, con essa, la fede, il coraggio di
non darsi per vinti. Perché anche oggi la Chiesa ci ricorda che
Cristo è la verità in assoluto, che da senso alla vita dell’uomo. E
siccome, come diceva Tertulliano, cristiani non si nasce, ma si
diventa, allora lo si può ri-diventare, con un «dinamismo nuovo» (NMI),
seguendo l’indicazione del cammino indicatoci da Gesù.
Il secondo tópos del documento episcopale è dedicato appunto alla
«Via»: la Bibbia è un libro pieno di strade e di vento, nel quale
Dio appare come il grande viaggiatore. Nel terzo tópos, infine, il
Presule cassanese esorta a riflettere sulla condizione umana, la
quale trova senso e realizzazione solo in Cristo, se ci si lascia
trasformare in nuove creature, accettando una sorta di metamorfosi
da bruco a farfalla, sotto l’azione dello Spirito Santo (1 Cor 3,
16). Commenta al riguardo monsignor Bertolone: «Volendo riassumere
il messaggio sottostante alle molteplici testimonianze circa la
vita, possiamo dire che Gesù è la vita, perché trasferisce i suoi
fratelli da una sfera di isolamento e di abbandono e li fa passare
dalla morte alla vita», attraverso la grazia dell’amore,
l’atteggiamento dell’accoglienza, la valorizzazione dell’Altro,
specie se povero e diverso. In altre parole, mediante la
testimonianza della carità.
La Lettera Pastorale si conclude con l’invocazione supplice al
Signore perché non faccia mancare mai «l’acqua viva». Al documento è
anche annessa un’appendice dal titolo “Il Cristo contestato”, in cui
monsignor Bertolone analizza criticamente tanta pubblicistica
alquanto avventurosa, che crede di potere emettere sentenze
definitive sulla storicità e sull’identità di Cristo, negandone la
divinità o comunque la filiazione divina. Una ferma presa di
posizione, dunque, rispetto a tesi numerose e tutte pericolose,
perché, specie se presentate in forma romanzesca, possono facilmente
condurre all’apostasia tanti cosiddetti cristiani dalla preparazione
evangelica molto scarsa (e non sempre solo per colpa loro).
L’argomento che chiude l’appendice è invece un attento riesame delle
ricerche su Gesù. Il Vescovo si congeda scrivendo: «Si può affermare
con irrefutabile certezza che tra il Gesù prepasquale ed il Cristo
della gloria annunciato dalla Chiesa non esiste alcuno iato, in
quanto tra le due esperienze di questa medesima persona c’è perfetta
sintonia, continuità e identità, nel senso che il Gesù dell’ultima
cena (eucaristia del dolore) è lo stesso Gesù della colazione
postpasquale consumata sulla riva del lago di Tiberiade (eucaristia
della gloria)».
A suggello, una citazione di papa Luciani: «È solo Gesù Cristo che
dobbiamo presentare al mondo. Fuori di ciò non avremmo nessuna
ragione di parlare: non saremmo, del resto, per la nostra
incapacità, neppure ascoltati». Un invito rivolto ai sacerdoti ed
all’intera comunità diocesana, nell’auspicio che la Lettera
Pastorale possa spingere ad innamorarsi sempre più del Signore Gesù,
nostra verità, nostra via e nostra vita.
Ufficio Comunicazioni Sociali
fonte comunicato stampa
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