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Cassano Allo Ionio 6
Luglio 2008
Vacanze: per far
riposare il corpo e ritemprare lo spirito
«C’è anche una grazia del
riposo e non solo quella del lavoro, come c’è una grazia della gioia
e del divertimento accanto a quella della fatica e del dolore». Così
la teologia descrive la vacanza, concetto che, comunque lo si voglia
intendere e spiegare, non perderà mai la connotazione di dono
offerto da Dio ai suoi figli.
Spesso e volentieri, tuttavia, questa pur elementare verità viene
trascurata: di fronte alle ferie che arrivano, ci si domanda, a
volte con cruccio, dove villeggiare e quale albergo o località
scegliere, ma si omette di chiedersi di cosa il corpo e lo spirito
abbiano bisogno in giorni che fanno avvertire un irresistibile senso
di libertà dalle abitudini, dalla buona condotta e dai doveri
quotidiani. Allo stesso modo, si preferisce galleggiare nell’ozio,
dimenticando quei tanti ai quali nelle fabbriche, negli ospedali,
nelle città deserte ed assolate, ed ovunque nel mondo aleggi lo
spettro della povertà, le ragioni ed i bisogni dell’esistenza
terrena non concedono alcuna tregua neppure sotto il solleone.
Certo, un dato è da ritenersi oramai acquisito: il riposo è, quasi
dappertutto e da sempre, riconosciuto come sacrosanto diritto. Già
Seneca affermava che «cavalcare, viaggiare e mutare paese ricrea».
Anche nella Bibbia esso trova posto: nei Vangeli, ad esempio,
durante il discorso della Montagna, Cristo invita «a non affannarsi»
ed a deliziarsi ammirando gli arabeschi dei voli degli uccelli e lo
splendore dei gigli dei campi, senza dimenticare la preghiera.
Dunque, come Gesù insegnava, e come Papa Giovanni Paolo I
evidenziava, «si appoggi pure agli alberi la schiena, ma la mente ed
il cuore non siano mai vuoti di idee e sentimenti utili ed
edificanti». Per i cristiani, allora, tenuti a dare esempio e
testimonianza di ciò, il significato della vacanza è nella
riscoperta di tre stelle che soltanto di rado si accendono sotto la
volta del cielo cittadino.
Il primo astro di questo firmamento vacanziero è la natura: quante
volte siamo rimasti incantati nell’ammirare una farfalla che si posa
leggiadra su un fiore, o stupiti di fronte al volo di un’aquila che
raggiunge le vette più alte? Quante abbiamo osservato l’immensità
del mare, perdendoci nella sua grandezza? È la bellezza del Creato,
il cui splendore attira lo sguardo dirigendolo verso la seconda
stella, l’introspezione interiore, perché la vacanza è ricerca di se
stessi: è lo spazio delle radici, dei desideri più profondi, dei
valori che danno concretezza e luce all’esistenza, lanciandola sui
sentieri del buon Dio. È il tempo da concedere all’intimità, per
parlare con sè, fare il punto della situazione e stabilire nuove
tappe per l’avvenire; per progettare qualcosa di significativo ed
utile per sé e per gli altri e, magari, anche per coltivare il
giusto silenzio ed imparare ad ascoltare ed a parlare
dell’abbondanza del cuore e della mente. È questa la via che conduce
alla terza stella, la più luminosa: Dio, il mistero, la
trascendenza. Come cometa, essa ci guida alla ricerca del Signore,
elargendo a chi la segue l’opportunità di andare in cerca di un
albero sotto il quale sedersi in solitudine e lì ritrovare la gioia
di esistere ed il desiderio di costruire col Padre una vita nuova.
Per i cristiani, dunque, la vacanza è fonte di rigenerazione e
crescita interiore, da vivere con gioia, curando il bene dello
spirito. Se davvero faremo nostra questa grazia, potremo ritornare
motivati alle occupazioni quotidiane, poiché solo chi sa riposare sa
lavorare.
Cristianamente, buone vacanze a tutti.
+ Monsignor Vincenzo
Bertolone
Vescovo della Diocesi di Cassano Ionio |