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Fumata nera alla conferenza di servizi convocata a Roma dal
ministero dell’ambiente per decidere, tra le altre cose, le
sorti della bonifica delle operazioni di risanamento dei siti
contaminati da ferriti di zinco presenti a Cassano e Cerchiara.
Un percorso che sembrava ormai prossimo alla conclusione e che
invece ha subito, uno stop inatteso e quasi inevitabile dopo
l’intesa raggiunta, con l’avallo della Regione, tra il ministero
e la “Syndial”, chiamata a farsi carico direttamente della
bonifica, con conseguente sospensione del piano di risanamento
già avviato dal Comune di Cassano coi fondi ministeriali. A
completare il quadro, due rilievi mossi dal ministero: il
mancato inoltro della progettazione al Dipartimento ambiente, ed
un possibile deferimento del Comune alla Corte dei Conti qualora
fossero stati spesi i fondi pubblici in un primo tempo, quando
ancora la “Syndial” non voleva saperne di bonifiche.
Martedì scorso, la conferenza dei servizi avrebbe dovuto
discutere il caso Cassano, con l’esame del progetto relativo
allo smantellamento dei siti contaminati. Un sì alla
progettazione avrebbe ravvivato le speranze di poter procedere,
finalmente e da subito, all’agognata bonifica. Invece, è giunto
un nuovo rinvio: nonostante l’opposizione del Comune ionico e le
perplessità manifestate dalla Regione, la “Syndial” ha chiesto
ed ottenuto dieci giorni di tempo per approfondire i contorni
della vicenda, ribadendo la disponibilità a prendersi cura delle
discariche cassanesi e cerchiaresi nell’ambito della generale
opera di risanamento di tutti i siti inquinati per via delle
attività dell’ex polo chimico di Crotone. Così il confronto è
stato aggiornato ad altra data. Risultato: il progetto
concernente Cassano e Cerchiara non è stato neppure srotolato
davanti ai presenti. Il che, in assenza di dichiarazioni
ufficiali di segno contrario, porta ad un’unica, sconfortante
conclusione: i tempi della bonifica si dilateranno
ulteriormente. E se pure, alla fine, si demandasse
effettivamente alla “Syndial” il compito di procedere da sé al
risanamento delle aree inquinate, ben difficilmente ruspe ed
operai potrebbero entrare in azione prima degli inizi del 2010.
Una prospettiva affatto rosea, per città e paesi che da lustri
convivono con lo spettro delle ferriti ed ora chiamate a pagare
il prezzo d’un altro incredibile ed indigesto pasticcio,
sfornato, stavolta, non da criminali senza nome, ma dalle
istituzioni.
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