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Dunque, dietrofront: la calamità ci fu, e fu naturale. È quanto
attesta il dicastero delle politiche agricole, che a soli due
mesi di distanza dal rigetto della richiesta di declaratoria
dello stato d’emergenza, riconsidera la propria posizione e dice
sì. Restituendo un briciolo di speranza alle aziende (ed ai
lavoratori) rimasti vittima del fortunale abbattutosi sulla
Sibaritide il 5 luglio, quando nel giro d’un’ora pioggia, vento
e grandine ridussero ad un pantano le campagne dell’entroterra
cassanese e castrovillarese, colpendo 800 ettari di frutteti
appartenenti ad aziende che avevano, come ogni anno, già assunto
oltre 1.500 operai stagionali (rimasti senza lavoro) e causando
la perdita del 70% della produzione di drupacee (nettarine,
pesche, noci pesche), con danni quantificati in 15 milioni di
euro. La decisione del ministero schiude ora le porte
all’erogazione dei finanziamenti, specie di quelli di matrice
regionale: in arrivo 9 milioni di euro (ritagliati tra le pieghe
del Piano di sviluppo rurale), di cui 5 a favore delle aziende
agricole, 3 per la riparazione degli impianti di produzione
danneggiati, 2 per il mantenimento dei livelli occupazionali.
Seguiranno gli aiuti da attingere dal fondo di solidarietà
nazionale. <<Un giusto e sacrosanto diritto – commenta da
Palazzo di città il sindaco Gianluca Gallo – è stato
riconosciuto, sanando un grave errore di valutazione, attraverso
l’attenta e intelligente concertazione delle amministrazioni
comunali locali, dei sindacati, delle imprese, dei parlamentari
del comprensorio. È la risposta dovuta a tante aziende serie ed
a migliaia di lavoratori, polmone economico dell’agricoltura
sibarita. Dopo un’estate triste, finalmente una buona notizia>>.
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