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Gli ultimi giorni di Sybaris - di Marco Meridonio


marco.menidonio@libero.it

I racconti che forse leggerete non sono una ricostruzione esatta degli ultimi giorni della più bella, opulenta e popolosa città della Magna Graecia. Non hanno ambizioni storiche né tantomeno scientifiche. Ambiscono, invece, a esserne una ricostruzione fantastica così come è stata fantastica la sua vita.

m.m.
 

PARTE IV

...La calma che regnava nella città, miscelata allo sfarzo evidente a ogni angolo, la noncuranza dei sibariti per quanto successo a poche decine di chilometri di distanza e il disinteresse per il triste destino che stava per abbattersi su di loro, accese la brama guerresca degli aggressori ancor più che la foga della battaglia.
La saccheggiarono, depredandola della dignità oltre che di ogni ricchezza. Svuotarono i granai, penetrarono nelle case come lupi affamati, rubarono, incendiarono, distrussero. Obiettivi preferiti furono i depositi commerciali di armi. Sgozzarono uomini, anziani, giovani e bambini. Stuprarono le donne prima di ucciderle.
Lavorarono nove giorni e nove notti per caricare il bottino sui carri e trasportarlo a Kroton. In parte vennero sfruttate bighe da guerra trasformate in bestie da soma, in parte altri mezzi arraffati nelle residenze della città, in parte carretti e animali giunti da Kroton e caricati all’inverosimile da sibariti cui fu momentaneamente salvata la vita per essere sfruttati come schiavi. E mentre le truppe arraffavano di tutto, trecento soldati lavoravano senza sosta sulle rive del Khratis, creando margini artificiali per deviarne il letto dirigendolo verso il cuore della città. Quando ogni angolo fu spogliato, Sybaris fu data alle fiamme.
In breve tempo le voraci lingue di fuoco si estesero alle abitazioni, ai mercati ormai vuoti, ai templi, ai gimnasium, persino alle piscine. Sybaris bruciò sei giorni e sei notti, alzando vampate di decine di metri, che rimasero nella storia come le fiamme dell’inferno che divoravano la corruzione della polis, la cui distruzione fu assimilata al triste destino di Sodoma e Gomorra. Le cime del Pollino e della Sila, le stesse che l’abbracciarono e ammirarono per oltre due secoli, assistettero attonite alle ultime ore di una leggenda irripetibile. Al rantolo infuocato della più grande, ricca e potente città della Magna Graecia, che avrebbe fatto parlare di sé per secoli.
Quando le fiamme erano ormai padrone dello sterminato perimetro urbano, i krotoniati ruppero le piccole dighe che bloccavano il Krathis ormai deviato dal suo letto naturale, inondando Sybaris e annegando il suo mito. Che però sopravvisse, richiamato inizialmente dalla Turi voluta da Pericle, disegnata da Ippodamo di Mileto, amata da Erodoto e Protagora. E poi dalla Copia di epoca latina. Ma questa è tutta un’altra storia...

 

FINE DEL RACCONTO

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