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I racconti che forse leggerete non sono una ricostruzione
esatta degli ultimi giorni della più bella, opulenta e
popolosa città della Magna Graecia. Non hanno ambizioni
storiche né tantomeno scientifiche. Ambiscono, invece, a
esserne una ricostruzione fantastica così come è stata
fantastica la sua vita.
m.m.
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...La calma che
regnava nella città, miscelata allo sfarzo evidente a ogni
angolo, la noncuranza dei sibariti per quanto successo a poche
decine di chilometri di distanza e il disinteresse per il
triste destino che stava per abbattersi su di loro, accese la
brama guerresca degli aggressori ancor più che la foga della
battaglia.
La saccheggiarono, depredandola della dignità oltre che di
ogni ricchezza. Svuotarono i granai, penetrarono nelle case
come lupi affamati, rubarono, incendiarono, distrussero.
Obiettivi preferiti furono i depositi commerciali di armi.
Sgozzarono uomini, anziani, giovani e bambini. Stuprarono le
donne prima di ucciderle.
Lavorarono nove giorni e nove notti per caricare il bottino
sui carri e trasportarlo a Kroton. In parte vennero sfruttate
bighe da guerra trasformate in bestie da soma, in parte altri
mezzi arraffati nelle residenze della città, in parte carretti
e animali giunti da Kroton e caricati all’inverosimile da
sibariti cui fu momentaneamente salvata la vita per essere
sfruttati come schiavi. E mentre le truppe arraffavano di
tutto, trecento soldati lavoravano senza sosta sulle rive del
Khratis, creando margini artificiali per deviarne il letto
dirigendolo verso il cuore della città. Quando ogni angolo fu
spogliato, Sybaris fu data alle fiamme.
In breve tempo le voraci lingue di fuoco si estesero alle
abitazioni, ai mercati ormai vuoti, ai templi, ai gimnasium,
persino alle piscine. Sybaris bruciò sei giorni e sei notti,
alzando vampate di decine di metri, che rimasero nella storia
come le fiamme dell’inferno che divoravano la corruzione della
polis, la cui distruzione fu assimilata al triste destino di
Sodoma e Gomorra. Le cime del Pollino e della Sila, le stesse
che l’abbracciarono e ammirarono per oltre due secoli,
assistettero attonite alle ultime ore di una leggenda
irripetibile. Al rantolo infuocato della più grande, ricca e
potente città della Magna Graecia, che avrebbe fatto parlare
di sé per secoli.
Quando le fiamme erano ormai padrone dello sterminato
perimetro urbano, i krotoniati ruppero le piccole dighe che
bloccavano il Krathis ormai deviato dal suo letto naturale,
inondando Sybaris e annegando il suo mito. Che però
sopravvisse, richiamato inizialmente dalla Turi voluta da
Pericle, disegnata da Ippodamo di Mileto, amata da Erodoto e
Protagora. E poi dalla Copia di epoca latina. Ma questa è
tutta un’altra storia...
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