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A margine del convegno
organizzato dalla Diocesi di Cassano All’Ionio, sul “Bene
comune”, tenutosi a Trebisacce, il Presidente del Centro Studi
“Giorgio La Pira” di Cassano, si è così espresso: “vorrei
introdurre questa mia riflessione richiamando tre aspetti
della Dottrina Sociale: uno - la definizione di solidarietà,
al n° 38 della Sollicitudo Rei Socialis (“la solidareità… è la
determinazione ferma e perseverante di mettersi al servizio
del bene comune”); due - dalla Centesimus Annus n°54: (“Il
bene comune non è la sommatoria dei beni particolari ma è
l’inscrivere il proprio bene più in generale della società”);
3 - Caritas in veritate al n° 7 : “volere il bene comune e
adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità.
Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte,
e avvalersi, dall’altra, di quel complesso di istituzioni che
strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente,
culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma
di pòlis, di città. Si ama tanto più efficacemente il
prossimo, quanto più ci si adopera per un bene comune
rispondente anche ai suoi reali bisogni”.
Ho voluto partire da questo tre citazioni della Dottrina
Sociale della Chiesa perché essa, in particolare modo
Benedetto XVI richiama la nostra attenzione come di fronte ad
una società sempre più secolarizzata e relativistica anche su
un’altra questione: la perdita del senso dell’altro e anche
all’evidenza che nel panorama politico e sociale odierno
sembra prevalere quello di rinunciare a trascendere e
trascendersi verso una meta comune.
Mentre, come diceva Corrado Alvaro, vi è anche la tentazione
più sottile:”pensare che vivere rettamente sia inutile”. E
allora contro questa degenerazione diffusa occorre un
necessario cambiamento di stile, articolato in quattro scelte
nette e chiare: la prima l’inseparabilità dell’impegno da un
ethos personale rispondendo alla propria coscienza, è dunque
necessario abbandonare la logica dei vizi privati e delle
pubbliche virtù. In secondo luogo, auspico anche da parte
nostra come laici un rapporto con i cittadini fatto di
vicinanza alla gente, di ascolto, di primato dei più deboli.
Terza scelta: occorre abbandonare la logica del “tutto e
subito”, perché ogni scelta fatta in vista del bene comune non
va mai misurata nell’efficacia immediata. Infine, è necessario
che chi intende operare per il bene comune sappia che lo scopo
primario è il bene di tutti.
E qui vorrei citare il nostro Vescovo quando a pagina cento
del libro su Don Carlo De Cardona afferma: “E’ necessario
educare le coscienze perché acquisiscano la consapevolezza che
le ingiustizie e i soprusi vanno eliminati strutturalmente: le
coscienze “nuove” non solo rifiutano tutto ciò che ingiusto e
non cristiano, ma respingono quel senso di sconfitta che la
Chiesa subisce da troppo tempo”.
Situazioni nuove, sia ecclesiali sia sociali,economiche,
politiche e culturali, reclamo oggi più che mai,considerato
anche i tempi che vi viviamo,con una forza del tutto
particolare,l’azione di fedeli laici attraverso la
testimonianza. Occorre che da parte nostra, laici cattolici
impegnati , ci sia la consapevolezza di avere sempre e cito di
nuovo Mons. Vescovo: “ una più convinta riscoperta della
laicità intesa come vocazione; una più profonda vita interiore
da alimentare soprattutto nelle associazioni ecclesiali; un
più cordiale rifiuto di ogni litigiosità corporativa tra
gruppi”. A questo mi permetto di aggiungere parafrasando
Sant’Agostino è il momento di fare tacere le parole e fare
parlare i fatti e, aggiungo io, atti concreti.
Occorre, dunque, prendere il largo così come ci ha esortato
Giovanni Palo II in continuità ideale con la 46^ Settimana
Sociale di Reggio Calabria con l’intento di ripartire davvero
dall’annuncio che salva e trasforma la società.
Così come mi auguro che la prossima visita del Santo Padre in
Calabria possa sviluppare sin d’ora un rilancio di un’azione
più incisiva per affrontare i problemi con coraggio e
soprattutto possa essere un’inezione di fiducia e di
incoraggiamento sin da subito a non aver paura a testimoniare
con chiarezza i valori umani e cristiani, ma anche come chiave
di lettura per lo studio, l’educazione, il lavoro e la
legalità, con la consapevolezza dei grandi cambiamenti
avvenuti nella società con tutti i rischi che comportano.
La visita del Santo Padre ci deve spronare ad affrontare le
varie problematiche con delle scelte nette senza se e senza ma
da cui possa concretizzarsi un percorso costruttivo per il
futuro dei nostri giovani augurandoci che la continua
emergenza possa quando prima trasformarsi in serena e
tranquilla normalità culturale ed educativa anche in Calabria.
Il tempo presente richiede un supplemento di intelligenza per
leggere i segni dei tempi e un supplemento dì impegno perché
tutti ci adoperiamo per una grande alleanza sulla sfida
educativa anche qui da noi: dai ceti produttivi, al mondo
scolastico ed universitario, culturale, istituzionale e
dell’associazionismo per far si che anche nella nostra amata
terra, ricca di storia, di risorse naturali si affermi la
cultura del bene ben sapendo che il nostro impegno nel laicato
cattolico appartiene a tutta la comunità, di indirizzare il
senso della nostra presenza di cattolici verso un impegno
morale, etico e antropologico sempre più intenso e fecondo.
Raccontava un grande e aimè dimenticato della letteratura
italiana del XX secolo Mario Pomilio: “Un uomo andava
pellegrino cercando il quinto evangelio. Lo venne a sapere un
santo vescovo e stanco, gli mandò a dire queste parole :
“procura d’incontrare il Cristo e avrai trovato il quinto
evangelio”. Procuriamoci di incontrare il Signore e il bene
comune verrà da se.
Come Centro Studi “Giorgio La Pira” realtà associativa della
Diocesi di Cassano vogliamo la nostra parte attraverso la
promozione della cultura del positivo, della creatività e
della reciprocità nel difficile contesto sociale odierno.
21 dic. 2010 fonte
: nota stampa
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