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Bene Comune - Le riflesisoni di Francesco Garofalo

 

Il Bene Comune
le riflessioni di Francesco Garofalo
 


A margine del convegno organizzato dalla Diocesi di Cassano All’Ionio, sul “Bene comune”, tenutosi a Trebisacce, il Presidente del Centro Studi “Giorgio La Pira” di Cassano, si è così espresso: “vorrei introdurre questa mia riflessione richiamando tre aspetti della Dottrina Sociale: uno - la definizione di solidarietà, al n° 38 della Sollicitudo Rei Socialis (“la solidareità… è la determinazione ferma e perseverante di mettersi al servizio del bene comune”); due - dalla Centesimus Annus n°54: (“Il bene comune non è la sommatoria dei beni particolari ma è l’inscrivere il proprio bene più in generale della società”); 3 - Caritas in veritate al n° 7 : “volere il bene comune e adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità. Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall’altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma di pòlis, di città. Si ama tanto più efficacemente il prossimo, quanto più ci si adopera per un bene comune rispondente anche ai suoi reali bisogni”.
Ho voluto partire da questo tre citazioni della Dottrina Sociale della Chiesa perché essa, in particolare modo Benedetto XVI richiama la nostra attenzione come di fronte ad una società sempre più secolarizzata e relativistica anche su un’altra questione: la perdita del senso dell’altro e anche all’evidenza che nel panorama politico e sociale odierno sembra prevalere quello di rinunciare a trascendere e trascendersi verso una meta comune.
Mentre, come diceva Corrado Alvaro, vi è anche la tentazione più sottile:”pensare che vivere rettamente sia inutile”. E allora contro questa degenerazione diffusa occorre un necessario cambiamento di stile, articolato in quattro scelte nette e chiare: la prima l’inseparabilità dell’impegno da un ethos personale rispondendo alla propria coscienza, è dunque necessario abbandonare la logica dei vizi privati e delle pubbliche virtù. In secondo luogo, auspico anche da parte nostra come laici un rapporto con i cittadini fatto di vicinanza alla gente, di ascolto, di primato dei più deboli. Terza scelta: occorre abbandonare la logica del “tutto e subito”, perché ogni scelta fatta in vista del bene comune non va mai misurata nell’efficacia immediata. Infine, è necessario che chi intende operare per il bene comune sappia che lo scopo primario è il bene di tutti.
E qui vorrei citare il nostro Vescovo quando a pagina cento del libro su Don Carlo De Cardona afferma: “E’ necessario educare le coscienze perché acquisiscano la consapevolezza che le ingiustizie e i soprusi vanno eliminati strutturalmente: le coscienze “nuove” non solo rifiutano tutto ciò che ingiusto e non cristiano, ma respingono quel senso di sconfitta che la Chiesa subisce da troppo tempo”.
Situazioni nuove, sia ecclesiali sia sociali,economiche, politiche e culturali, reclamo oggi più che mai,considerato anche i tempi che vi viviamo,con una forza del tutto particolare,l’azione di fedeli laici attraverso la testimonianza. Occorre che da parte nostra, laici cattolici impegnati , ci sia la consapevolezza di avere sempre e cito di nuovo Mons. Vescovo: “ una più convinta riscoperta della laicità intesa come vocazione; una più profonda vita interiore da alimentare soprattutto nelle associazioni ecclesiali; un più cordiale rifiuto di ogni litigiosità corporativa tra gruppi”. A questo mi permetto di aggiungere parafrasando Sant’Agostino è il momento di fare tacere le parole e fare parlare i fatti e, aggiungo io, atti concreti.
Occorre, dunque, prendere il largo così come ci ha esortato Giovanni Palo II in continuità ideale con la 46^ Settimana Sociale di Reggio Calabria con l’intento di ripartire davvero dall’annuncio che salva e trasforma la società.
Così come mi auguro che la prossima visita del Santo Padre in Calabria possa sviluppare sin d’ora un rilancio di un’azione più incisiva per affrontare i problemi con coraggio e soprattutto possa essere un’inezione di fiducia e di incoraggiamento sin da subito a non aver paura a testimoniare con chiarezza i valori umani e cristiani, ma anche come chiave di lettura per lo studio, l’educazione, il lavoro e la legalità, con la consapevolezza dei grandi cambiamenti avvenuti nella società con tutti i rischi che comportano.
La visita del Santo Padre ci deve spronare ad affrontare le varie problematiche con delle scelte nette senza se e senza ma da cui possa concretizzarsi un percorso costruttivo per il futuro dei nostri giovani augurandoci che la continua emergenza possa quando prima trasformarsi in serena e tranquilla normalità culturale ed educativa anche in Calabria.
Il tempo presente richiede un supplemento di intelligenza per leggere i segni dei tempi e un supplemento dì impegno perché tutti ci adoperiamo per una grande alleanza sulla sfida educativa anche qui da noi: dai ceti produttivi, al mondo scolastico ed universitario, culturale, istituzionale e dell’associazionismo per far si che anche nella nostra amata terra, ricca di storia, di risorse naturali si affermi la cultura del bene ben sapendo che il nostro impegno nel laicato cattolico appartiene a tutta la comunità, di indirizzare il senso della nostra presenza di cattolici verso un impegno morale, etico e antropologico sempre più intenso e fecondo.
Raccontava un grande e aimè dimenticato della letteratura italiana del XX secolo Mario Pomilio: “Un uomo andava pellegrino cercando il quinto evangelio. Lo venne a sapere un santo vescovo e stanco, gli mandò a dire queste parole : “procura d’incontrare il Cristo e avrai trovato il quinto evangelio”. Procuriamoci di incontrare il Signore e il bene comune verrà da se.
Come Centro Studi “Giorgio La Pira” realtà associativa della Diocesi di Cassano vogliamo la nostra parte attraverso la promozione della cultura del positivo, della creatività e della reciprocità nel difficile contesto sociale odierno.

 

21 dic. 2010 fonte : nota stampa
 

 

 

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