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Aumentano le voci di dissenso politico contro la cosiddetta
norma “salva sindaci” approvata nell’ultima seduta dal Consiglio
regionale. Un coro di proteste trasversale che passa da partiti,
ex sindaci ed associazioni. Una norma ad hoc studiata per
mettere al riparo i consiglieri regionali da questioni, appunto
di incompatibilità, qualora questi, partecipando alle prossime
amminsitrative, venissero eletti alla carica di sindaco o di
Presidente di Provincia. La norma “elimina incompatibilità”,
scrive in una nota il Segretario provinciale del Partito
Socialista, ed ex assessore i lavori pubblici al comune di
Cassano, Gianni Papasso, rappresenta un obbrobrio politico,
culturale, amministrativo e giuridico. E’ una forte involuzione
dice, e spinge la Calabria all’indietro mostrandola agli occhi
degli italiani come una terra dove tutto ed il contrario di
tutto è possibile. L’approvazione della norma, aggiunge Papasso,
è un fatto ancora più grave perché avviene proprio in
concomitanza con l’arresto di un consigliere regionale e con la
conseguente richiesta di scioglimento del consiglio ad opera di
taluni parlamentari. E’ il segno evidente, sottolinea
l’esponente socialista, di un bieco trasversalismo che taluni
oramai da circa un ventennio praticano, vergognosamente, in
consiglio regionale”. In Calabria non c'è più fine alla
vergogna, scrivono dal Circolo del PD di Cassano. Un’altra
pagina della storia della nostra terra si sta consumando in
queste settimane: certamente, aggiungono i seguaci cassanesi di
Bersani, non è la più grave anomalia tra tanti scandali, ma è
emblematico dell’arroganza della “casta” di fronte a scelte che
dovrebbero essere automatiche e che invece divengono motivo per
incamerare ancora altro potere”. Bene ha fatto il gruppo
consiliare regionale del Partito Democratico ad annunciare un
referendum abrogativo, che avrà tutto il sostegno del Circolo di
Cassano. Pollice verso anche dell’ex sindaco di centrodestra di
Cassano Roberto Senise il quale la ritiene la norma palesemente
incostituzionale e in ordine alla quale avanza delle riserve sul
piano meramente giuridico. “E’ pur vero, argomenta Senise, che
nell’ambito della normativa nazionale il Consiglio legiferi in
questa materia, ma nello stesso tempo la Regione non può violare
l’art. 122 della Costituzione che permette alle Regioni di
disciplinare i casi di ineleggibilità e incompatibilità del
Presidente e dei membri della Giunta regionale, nonché dei
consiglieri regionali; E’ altresì incontestabile, prosegue l’ex
primo cittadino cassanese, che tale competenza debba svolgersi
nell'alveo dei principi fondamentali stabiliti con legge statale
e non puntare ad eluderli o, addirittura, ribaltarli al punto
che, come nel caso della normativa approvata dal consiglio
regionale della Calabria, l'incompatibilità, da regola qual è
nella legislazione statale, si trasformi in eccezione. Se alla
fine la norma non dovesse passare, perché il Governo la
impugnerà per manifesta incostituzionalità davanti alla Suprema
Corte, resterà comunque, conclude Senise, una macchia indelebile
all'immagine della Calabria ed al sindaco di Cassano Gianluca
Gallo che rischierebbe seriamente, in questo caso, il posto in
Consiglio Regionale”. Anche il presidente dell’Associazione
“Rinascita per Sibari” mette all’indice l’emendamento Adamo che
dimostra, afferma in una nota il suo presidente Vincenzo
Antolino, “come la Calabria, ancora una volta sia fuori da ogni
legalità”. E aggiunge: “Cassano con questa Legge si ritrova
sotto l’albero di Natale un Sindaco che ormai nelle menti dei
cittadini non c’è più. Non siamo, sottolinea, contro il Sindaco
Gallo, ma contro questa legge iniqua. Solo adesso i partiti e
consiglieri di minoranza del nostro comune gridano allo scandalo
ma la colpa di quello che è accaduto, in parte è anche loro.
L’appello finale infine del Presidente dell’Associazione
sibarita al primo cittadino al quale chiede “un atto di coraggio
e di amore per il paese dimettendosi dall’incarico cedendo così
la parola ai cittadini.
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