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giovedì 1 luglio 2010


La diocesi di Cassano riceve dalla Santa Sede il via libera per avviare la causa di beatificazione - De Cardona sulla via della santità Prete sociale sulla scia della Rerum novarum. Fondò il movimento delle casse rurali

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 02.07.2010  h. 14.00


A leggere i suoi scritti, sembra di trovare lo spirito sociale  che ha poi reso celebre don Lorenzo Milani. Ma lo storico Luigi Intrieri arriva ad affermare che don Carlo De Cardona fece molto più del priore di Barbiana: «De Cardona - spiega - lasciò 103 casse rurali solo nella provincia di Cosenza». E a questo aggiunse un profondo impegno politico che lo rese punto di riferimento in Calabria per il suo amico e coetaneo don Luigi Sturzo. Ora, cinquantadue anni dopo la morte, per Carlo De Cardona si apre il sentiero che porta alla beatificazione, primo passo verso la proclamazione della santità. Al vescovo di Cassano, Vincenzo Bertolone, è arrivata infatti la comunicazione con la quale la Santa Sede concede il via libera all’istruttoria diocesana per il processo di canonizzazione. Si chiude così la fase preliminare prevista dalla Chiesa, nella quale la curia preso atto della “fama di santità” presenta richiesta formale prima alla conferenza episcopale regionale e poi, ottenuto l’assenso, la inoltra in Vaticano alla Congregazione per le cause dei santi. Quando il nullaosta vieneformalizzato,per il candidato arriva l’appellati - vo di “servo di Dio”. Ilprimo prelatoa crederein De Cardonafu, nel 1895, il vescovo di Cosenza Camillo Sorgente: incontrò a Morano quel giovane appena ordinato sacerdote e gli chiese di seguirlo in curia. De Cardona era nato nel paesino ai piedi del Pollino nel 1871 ma aveva studiatoa Roma,all’universi - tà Gregoriana, dove si era avvicinatoal pensiero esaltato proprio in quegli anni dall’en - ciclica Rerum Novarum di LeoneXIII. E latonaca daprete sociale che Carlo De Cardonasi cucìaddossoin quellafase, rimase come segno distintivo per tutta la sua vita. Nel 1897 ispirò ivescovi calabresiafondarela Societàoperaiadi carità reciproca, confunzioni dimutua assistenzafra ilavoratori, e nel 1898 al suo interno sorse la Cassa cattolica operaia. Era il primo passo verso una spinta destinata a cambiare per sempre il sistema creditizio calabrese. Nel marzo del 1901 ventisei soci, fra i quali l'arcivescovo Sorgente, don Carlo e altri quattro sacerdoti costituirono a Cosenza la Cooperativa cattolica di credito fra gli operai. Ma nel vocabolario sociale di don Carlo De Cardona, intanto, era comparsa anche la “Lega  del lavoro”, che il sacerdote intendeva come strumento per favorire lo sviluppo della Calabria e l'elevazione delle classi sociali più umili. L’obiettivo era aiutare contadini e artigiani assicurando loro una cassa rurale per liberarli dall'usura, una cooperativa di consumo per ridurre i prezzi e alcune cooperative di produzione e lavoro per promuovere l'occupazione. E infatti nel 1902 nacque la “Cassa rurale di depositi e prestiti cattolica” diCosenza, cuiseguironotutte lealtre sparseper laprovincia e fonte di ispirazione anche per esperienze simili del Crotonese e del Catanzarese. Una fioritura che diede fastidio ai poteri dell’epoca e attirò su De Cardona gli attacchi della massoneria, che però non fu l’unico nemico: anni dopo, il fascismo aggredì le casse rurali e fece pressioni sul sacerdote che le aveva innestate in Calabria, inducendolo persino a un periodo di allontanamento che fu vissuto a Todi. Anche perché, nel frattempo, De Cardona, che a inizio secolo era stato persino consigliere comunale di Cosenza, aveva stretto rapporti con don Sturzo, per conto del quale curò nel 1919 la nascita del Partito popolare nel Cosentino. Quale fosse la strada che il sacerdote di Morano voleva suggerire alla Calabria per ottenere lo sviluppo fu lui stesso a indicarla: «Lasciamo ad altri i lamenti e le discussioni inutili, lasciamo al Governo indolente la costruzione di baracche che il vento si porterà via - noi, o amici, sforziamoci a suscitare ed organizzare le nascoste energie dei lavoratori, per la redenzione dell'anima, e con l'anima, della vita intera dei nostri paesi». Ora questo spirito potrebbe portarlo alla gloria degli altari.

 

Andrea Gualtieri


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