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A leggere i suoi scritti, sembra di trovare lo spirito sociale
che ha poi reso celebre don Lorenzo Milani. Ma lo storico Luigi
Intrieri arriva ad affermare che don Carlo De Cardona fece molto
più del priore di Barbiana: «De Cardona - spiega - lasciò 103
casse rurali solo nella provincia di Cosenza». E a questo
aggiunse un profondo impegno politico che lo rese punto di
riferimento in Calabria per il suo amico e coetaneo don Luigi
Sturzo. Ora, cinquantadue anni dopo la morte, per Carlo De
Cardona si apre il sentiero che porta alla beatificazione, primo
passo verso la proclamazione della santità. Al vescovo di
Cassano, Vincenzo Bertolone, è arrivata infatti la comunicazione
con la quale la Santa Sede concede il via libera all’istruttoria
diocesana per il processo di canonizzazione. Si chiude così la
fase preliminare prevista dalla Chiesa, nella quale la curia
preso atto della “fama di santità” presenta richiesta formale
prima alla conferenza episcopale regionale e poi, ottenuto
l’assenso, la inoltra in Vaticano alla Congregazione per le
cause dei santi. Quando il nullaosta vieneformalizzato,per il
candidato arriva l’appellati - vo di “servo di Dio”. Ilprimo
prelatoa crederein De Cardonafu, nel 1895, il vescovo di Cosenza
Camillo Sorgente: incontrò a Morano quel giovane appena ordinato
sacerdote e gli chiese di seguirlo in curia. De Cardona era nato
nel paesino ai piedi del Pollino nel 1871 ma aveva studiatoa
Roma,all’universi - tà Gregoriana, dove si era avvicinatoal
pensiero esaltato proprio in quegli anni dall’en - ciclica Rerum
Novarum di LeoneXIII. E latonaca daprete sociale che Carlo De
Cardonasi cucìaddossoin quellafase, rimase come segno distintivo
per tutta la sua vita. Nel 1897 ispirò ivescovi
calabresiafondarela Societàoperaiadi carità reciproca,
confunzioni dimutua assistenzafra ilavoratori, e nel 1898 al suo
interno sorse la Cassa cattolica operaia. Era il primo passo
verso una spinta destinata a cambiare per sempre il sistema
creditizio calabrese. Nel marzo del 1901 ventisei soci, fra i
quali l'arcivescovo Sorgente, don Carlo e altri quattro
sacerdoti costituirono a Cosenza la Cooperativa cattolica di
credito fra gli operai. Ma nel vocabolario sociale di don Carlo
De Cardona, intanto, era comparsa anche la “Lega del
lavoro”, che il sacerdote intendeva come strumento per favorire
lo sviluppo della Calabria e l'elevazione delle classi sociali
più umili. L’obiettivo era aiutare contadini e artigiani
assicurando loro una cassa rurale per liberarli dall'usura, una
cooperativa di consumo per ridurre i prezzi e alcune cooperative
di produzione e lavoro per promuovere l'occupazione. E infatti
nel 1902 nacque la “Cassa rurale di depositi e prestiti
cattolica” diCosenza, cuiseguironotutte lealtre sparseper
laprovincia e fonte di ispirazione anche per esperienze simili
del Crotonese e del Catanzarese. Una fioritura che diede
fastidio ai poteri dell’epoca e attirò su De Cardona gli
attacchi della massoneria, che però non fu l’unico nemico: anni
dopo, il fascismo aggredì le casse rurali e fece pressioni sul
sacerdote che le aveva innestate in Calabria, inducendolo
persino a un periodo di allontanamento che fu vissuto a Todi.
Anche perché, nel frattempo, De Cardona, che a inizio secolo era
stato persino consigliere comunale di Cosenza, aveva stretto
rapporti con don Sturzo, per conto del quale curò nel 1919 la
nascita del Partito popolare nel Cosentino. Quale fosse la
strada che il sacerdote di Morano voleva suggerire alla Calabria
per ottenere lo sviluppo fu lui stesso a indicarla: «Lasciamo ad
altri i lamenti e le discussioni inutili, lasciamo al Governo
indolente la costruzione di baracche che il vento si porterà via
- noi, o amici, sforziamoci a suscitare ed organizzare le
nascoste energie dei lavoratori, per la redenzione dell'anima, e
con l'anima, della vita intera dei nostri paesi». Ora questo
spirito potrebbe portarlo alla gloria degli altari.
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