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Conosce una nuova puntata, assumendo contorni sempre più
ridicoli e paradossali, il caso della dorata rena sibarita. Nei
giorni scorsi, infatti, s’è appreso che l’Arpacal ha inserito
tra i propri obiettivi, enucleati all’interno del piano delle
attività, il ripascimento delle spiagge cassanesi, segnate da
gravi fenomeni di erosione. La notizia, però, fa a pugni con i
massicci prelievi di cui la sabbia sibarita potrebbe essere
vittima nelle prossime ore. Poche settimane addietro, il primo
campanello d’allarme: per dare risposte certe agli operatori
turistici del metapontino, saliti sui tetti del Municipio di
Bernalda per sollecitare interventi idonei ad arginare i
fenomeni di erosione costiera aggravati dal maltempo invernale,
l’allora assessore regionale all’ambiente d’oltre Pollino,
Vincenzo Santochirico, convoca una riunione con il commissario
prefettizio bernaldese, gli esperti dell’autorità regionale e
dell’Università della Basilicata. E i geniacci cosa fanno?
Decidono di procedere alla ricostruzione dei lidi di Metaponto
con 15.000 quintali di sabbia da prelevare dal bagnasciuga di
Pisticci da quello di Sibari. Sarebbe già abbastanza, ma non è
tutto. Perché da ultimo all’allegra comitiva dei sabbiaroli si
sono aggiunti anche i pugliesi: per procedere al ripascimento
d’un ampio tratto del litorale di San Cataldo, nel leccese, la
società veronese incaricata dell’operazione ha infatti
comunicato urbi et orbi, col suo direttore dei lavori, di aver
pensato bene <<di utilizzare sabbia proveniente dalla zona di
Sibari>>. Solo uno scherzo? Nient’affatto. <<Compatibilmente con
le condizioni meteo – insistono fonti della Regione Basilicata –
la sabbia destinata a Metaponto sarà prelevata a Sibari entro i
primi di giugno>>. Ma a Sibari e dintorni la cosa non sembra
destare preoccupazione: tanto, al rinascimento del litorale
sibarita poi provvederà l’Arpacal…..
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