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L’agricoltura nella Piana di Sibari vive una situazione di
profonda crisi, il territorio in un passato recente fonte di
notevole guadagno per gli agricoltori locali; oggi, denunciano
gli agricoltori stessi, la piana di Sibari non rappresenta più
quell’oasi felice dell’agricoltura calabrese, per decenni
decantata dagli osservatori esterni. Qui, piccoli paesini come
Doria vivevano di questa attività. Rinomato l’olio prodotto,
così come i mandarini e le celeberrime clementine della
sibaritide. «Dopo la prima settimana di sole si contano i danni
causati dalle forti e intense piogge – ci spiegano taluni
produttori agricoli del territorio- verificatosi durante
l'inverno fino ad una settimana fa migliaia di piante di agrumi
stanno defogliando in continuazione causa delle asfissie
radicale e per le violenti piogge ma questo riguarda anche il
settore della liquirizia con un danno superiore del 50% di
raccolto in meno per causa del tasso di locrodossine molto alto
causato dalle insistenti e violenti piogge. in pratica –
spiegano gli agricoltori il settore degli agrumi e della
liquirizia e in ginocchio per cui chiediamo massima attenzione
da parte della Regione Calabria e del Ministero delle Politiche
agricole e forestali ». Richiesta messa neo su bianco ed inviata
al Ministro Luca Zaia. Secondo un’ indagine la produzione negli
ultimi cinque anni nella zona è calata per lo meno del 60%. A
causare la crisi nel settore agricolo non solo i capricci del
clima ma anche il crollo dei prezzi. A risentire maggiormente
della crisi la raccolta delle arance e delle clementine. Il
piccolo coltivatore diretto che da queste parti possiede un
piccolo appezzamento di terreno adibito a piantagione di arance,
non avendo la possibilità di collocare il suo prodotto
direttamente sui mercati delle grandi città del nord Italia,
cade vittima dei grandi commercianti di agrumi, i quali pagano
questo prodotto (arance e clementine) al contadino a prezzi
irrisori: 10 centesimi al kg, al massimo 25 centesimi se sono di
qualità pregiata (esempio Tarocchi). «Al contadino non rimane
guadagno – ci spiega uno dei tanti agricoltori del posto - anzi
quasi sempre non recupera neanche le spese dei lavori, del
concime e dell'acqua che egli paga di tasca propria. Dunque, il
profitto se lo spolpano il commerciante e tutti gli intermediari
che ci sono fin quando il prodotto arriva al consumatore». C'è
da aggiungere poi che il prodotto non tiene il prezzo perché il
mercato è saturo grazie alle importazioni di arance provenienti
dalla Spagna, dal Marocco, dal Portogallo. Dunque la Piana di
Sibari, un tempo terra di abbondanti raccolti, oggi vive una
profonda crisi, a riprova di ciò il fatto che sempre più
contadini oramai preferiscono abbandonare le loro terre. Nel
mentre anche sui banchi dei mercati ortofrutticoli cassanesi le
arance e le clementine vengono venduti a prezzi 10 volte
superiori. Per non parlare degli ortaggi.
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