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giovedì 18 marzo 2010


Cassano – Calamità naturale - I produttori agrumicoli scendono sul sentiero di guerra.

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 21.03.10  h. 20.00


La calamità naturale? Per molti, ma non per tutti. E mentre i peschicoltori tirano un sospiro di sollievo, i produttori agrumicoli scendono sul sentiero di guerra.
A promuovere la protesta, una decina di agrumicoltori con azienda nelle campagne sparse tra Sibari e la piana di Cammarata. Nella loro segnalazione, l’eco di un racconto surreale, in cui pioggia e vento sembrano capaci di scegliere da sé, al punto da selezionarle, le vittime dei propri sfaceli.
Per afferrare i risvolti della vicenda in cui probabilmente, più che la natura poterono la mano ed i calcoli umani, occorre un passo indietro: il 5 luglio del 2009 un nubifragio (ma per alcuni si trattò di una bufera di grandine, per altri di una tromba d’aria) s’abbatte sulle campagne dell’entroterra cassanese e castrovillarese, colpendo 800 ettari di frutteti appartenenti ad aziende che avevano, come ogni anno, già assunto oltre 1.500 operai stagionali (poi rimasti senza lavoro) e causando la perdita del 70% della produzione di drupacee (nettarine, pesche, noci pesche), con danni quantificati in 15 milioni di euro. Questo, almeno, certificano i competenti uffici provinciali. A seguito dell’evento, la stessa Regione, spinta anche dai Comuni di Cassano e Castrovillari e dalle organizzazioni di categoria oltre che dai sindacati, ottiene dal ministero alle politiche agricole (ma solo dopo le polemiche seguite ad una prima bocciatura della richiesta) la declaratoria dello stato di calamità naturale, così ricevendo un sostanziale via libera all’erogazione (in aggiunta agli aiuti da attingere al fondo di solidarietà nazionale) di circa 9 milioni di euro (ritagliati tra le pieghe del Piano di sviluppo rurale), di cui 5 a favore delle aziende agricole, 3 per la riparazione degli impianti di produzione danneggiati, 2 per il mantenimento dei livelli occupazionali (e già liquidati dalla Regione). Ma proprio quando il cerchio sembrava destinato a chiudersi, arriva la sollevazione degli agrumicoltori. <<Spiace dover rilevare – affermano dieci imprenditori del comparto in un comunicato - che non risponde al vero che il 5 luglio 2009 si sia abbattuta sulla Sibaritide una tromba d’aria, essendosi invece verificata una violenta grandinata che ha colpito i terreni e le relative colture presenti nell’area>>. Proseguono i firmatari della nota: <<Per effetto di tale evento, che ha coinvolto indistintamente tutte le piantagioni, hanno subito danni irreversibili non solo le drupacee ma qualsiasi altra pianta e/o frutto ivi presente. Cionostante, la Regione ha adottato un provvedimento che, senza dar conto delle motivazioni tecniche e logiche che hanno portato a limitare al solo settore delle drupacee i finanziamenti disponibili, ha il sapore amaro di una presa in giro: crediamo che avere il coraggio di lavorare in una terra difficile come la nostra non possa né debba essere mortificato con provvedimenti che agevolano solo pochi fortunati a dispetto di tanti altri che hanno subito la stessa o, addirittura, peggior sorte>>. Conclusioni: <<Ci aspettiamo, in assenza di un conforto da parte delle associazioni di categoria, una risposta da chi si ricorda di tutti noi solo in tempi di campagna elettorale>>.
E dopo il 5 maggio di manzoniana memoria, arriva in cronaca il 5 luglio di sibarita fattura: più che un’ode, pare una storia infinita.
 

Gianpaolo Iacobini


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