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In principio era la
musica dei bassifondi di Buenos Aires, canto di nostalgia e di
amori perduti degli immigrati europei della fine del secolo
scorso. Poi, con il mitico e sorridente Carlos Gardel,
acquistò stile, arrivò a Parigi. Esplose con l’uomo che
avrebbe rivoluzionato la musica argentina: Astor Piazzolla.
Si parla ovviamente del tango che è stato portato (o
riportato) in scena il 3 gennaio scorso nel Teatro Comunale di
Cassano dal LumenArtis Ensemble con la prima di “Alma de
Tango”, viaggio tra musica e poesia.
Battesimo di questo spettacolo, quindi, con il conforto dei
grandi numeri: teatro stracolmo, pieno in ogni ordine di posti
e pubblico inchiodato alle poltrone, per oltre un’ora e mezza,
in religioso silenzio e attenzione.
Poesia di Borges, Neruda e Storni e suggestione di luci,
dicevamo, ma soprattutto grande musica con un’ensemble di
tutto rispetto.
Quasi tutti i suoi componenti hanno consegnato alla memoria il
loro vissuto musicale poiché le strade dell’immaginario di
questo collettivo li hanno portati altrove. Il loro crocevia
artistico è approdato al tango partendo da Bach e Chopin
piuttosto che dai canti del folklore popolare o dal Rock Metal
o dall’opera lirica. In realtà l’unico strumento del gruppo
che rimane nella stessa rotta da sempre è la fisarmonica.
E’ uno spettacolo antico e nuovo al contempo, questo “Alma de
Tango”: antico perché affonda le radici nella filiazione dell’habanera;
nuovo perché mette da parte le abitudini e scandaglia il gran
mare delle possibilità offerte dalla musica e dai suoni.
Colori, atmosfere, aromi che si incontrano e si mescolano con
la cifra stilistica di chi fa musica da una vita.
Si vede chiaramente la mano di Maria Gabriella Cerchiara
(Pianoforte) che negli arrangiamenti (questo compito è tutto
suo) e nelle trascrizioni dei brani del repertorio (quasi
totalmente Piazzolla) evita accuratamente l’ovvio, il
qualunquismo ed il nazional-popolare e mette in campo tutta la
sofisticazione armonica e la creatività melodica che risultano
delizia per chi ama la musica con la emme maiuscola.
D’altronde, la “Matisse” cassanese del pentagramma è avvezza
all’uso di nuovi colori per architetture musicali desuete e
mirabili.
Aplomb inglese per Pasquale Costantino Levote (chitarra) che
assieme alla Cerchiara è il fondatore dell’ensemble e
l’ideatore di questo percorso. E’ il più anziano del gruppo e
dimostra che la maturità, dopo un passato sessantottino, dà i
suoi frutti. Poche parole, se non quelle previste dalla
scaletta e dal repertorio, poi prende la chitarra e cava
grappoli appassionati di note dallo strumento con le
attenzioni che si riservano ad una persona di estremo
riguardo, intima. E quando alla fine il pubblico applaude
entusiasta egli risponde con un sorriso appena abbozzato.
Pettinatura anni ’30 l’intrepido Domenico Tunno viaggia
gagliardo a cavallo della sua fisarmonica con una musicalità
contagiosa che non è affatto inutile virtuosismo alla moda ma
autentico, ispirato, lirismo. Eclettico musicista, Tunno suona
a meraviglia in questo viaggio che per lui è congeniale,
rassicurante e familiare, a partire dalla struggente
“Oblivion” fino all’esaltazione di Galliano con il “Tango pour
Claude” e l’apoteosi nel “Libertango”.
La fata con la voce magica, Loredana Madeo (soprano), in scena
col sorriso e la ricerca della felicità è terminata. Eccola
lì, sul palco, in abito rosso e scialle nero. Sa come
ammaliare il pubblico con l’uso sapiente di tutti i cromatismi
vocali attraversati con perizia nell’estensione della voce. E’
potente e vigorosa in “Por una cabeza”, dolce e vellutata
nell’”Ave Maria”, sensuale nei vocalizzi di “Milonga sin
palabras”.
E poi la chicca. Il ragazzino. Gennaro Pittore (percussioni e
batteria): appena sedici anni! E’ la scommessa dei fondatori
del LumenArtis, e crediamo che sia vinta. Abbiamo sentito
suonare un po’ di gente, ma lui riesce a far parlare le pelli
ed i piatti della sua “battipercussioni” secondo i
comandamenti di Max Roach. Quello di Pittore è un linguaggio
musicale duttile, capace di suonare vorticosamente quando fa
Rock Metal così come il riuscire ad inventarsi un’espressività
atmosferica e di dolcezza con l’uso delle spazzole nelle
milonghe. Il mondo dei tamburi sarà suo.
Non c’è stato verso di sapere il futuro di “Alma de Tango” e
del LumenArtis Ensemble. Voci di corridoio dicevano di un
lungo tour quest’estate in Italia e di un viaggio in
Argentina, a Buenos Aires e Rosario, ospiti dell’ambasciata e
della comunità italiana. Vale la pena prenotare il biglietto
per la “Terra d’Argento”, lo spettacolo ripaga ampiamente il
costo.
Gaetano Zaccato
redazione - Cassanoalloionio.info |